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Prato

Don Maggini, tre Papi e una vita benedetta

Don Maggini, tre Papi e una vita benedetta

Ricordi e aneddoti del sacerdote che dopo Giovanni Paolo II e Benedetto XVI incontrerà per la seconda volta Francesco: «Lui è un grande e umile pastore»

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PRATO. Don Alberto Maggini è uno dei sacerdoti pratesi che la mattina di martedì prossimo sarà in Cattedrale ad aspettare Papa Francesco.

Solo in pochi religiosi sono ammessi all’interrno del Duomo e il parroco di Capezzana è fra questi.

Don Maggini ha già avuto modo di salutare l’attuale Pontefice così come ha conosciuto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Quando gli domandiamo se gli chiederà qualcosa sorride e risponde che il tempo è pochissimo. «Credo che il Papa saluterà i presbiteri che sono lì per lui – spiega don Maggini – ma sarà una cosa veloce per il poco tempo».

Da quando sono stati confermati i dettagli della visita pratese di Francesco, don Alberto è l’unico che precisa che quando il Santo Padre entrerà in Duomo per prima cosa andrà, sia pure per qualche attimo, in raccoglimento davanti al Santissimo. Quindi venererà la Sacra Cintola, poi saluterà i canonici, i sacerdoti e le monache claustrali.

«In questi giorni di attesa – racconta don Maggini – nella chiesa di Capezzana ci sono stati momenti di preghiera per sensibilizzare i fedeli a questo grande appuntamento».

Alla domanda perché il Papa viene a Prato, don Alberto risponde senza esitare un attimo: «Viene per annunciare il Vangelo – dice il sacerdote – E’ un grande e umile pastore. Molti si meravigliano ma Francesco alla base è proprio un pastore. Sarà importante la sua visita pratese dove terrà il primo discorso della giornata toscana (gli altri due saranno al convegno ecclesiale e poi l’omelia allo stadio Franchi durante la messa, ndr). E’ vero che è stato invitato – precisa il prete - ma è stata una scelta del Pontefice di venire a Prato incentrando questo momento sul mondo del lavoro».

Poi don Maggini ricorda quando lo ha salutato, qualche anno fa: l'11 dicembre 2013, lo stesso anno in cui ebbe modo di incontrare anche Ratzinger (il 6 febbraio).

«Non vesto mai in clergyman - precisa don Alberto - e così anche in quella occasione. Però mi ero portato una stola bianca. Io ero seduto e quando vidi che Sua Santità stava per arrivare me la sono messa. Lui mi ha salutato e gli ho chiesto di benedirmi così come feci con Ratzinger. Rimasi colpito da Benedetto XVI, si vedeva che era provato e mi chiese di pregare di lui. Se mi metterò la veste talare quando viene Francesco a Prato? No, no – risponde don Maggini – mi farò trovare col camice e la stola».

Quando Giovanni Paolo II venne in visita a Prato nel 1986 don Alberto era insegnante al Dagomari. «Insieme agli studenti – ricorda il parroco - facemmo un bel tratto di strada a piedi per arrivare in piazza Duomo già gremita di fedeli. E non riuscii ad entrare in Cattedrale. Quindi in quella occasione non gli ho potuto dare la mano. Però mi sono rifatto e ho avuto altre occasioni per chiedere, personalmente, la benedizione di Wojtyla».

Azelio Biagioni

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