Il Tirreno

Prato

Bimbo ucciso dal furgone Ancora nessun indagato

Il conducente del mezzo non risulta dipendente della confezione di Seano I parenti reclamano la salma in ospedale, ma per l’autopsia bisogna attendere

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PRATO. Il conducente del furgone che ha travolto e ucciso un bambino cinese di 17 mesi giovedì pomeriggio nel piazzale di una confezione in via Pistoiese a Seano non risulta dipendente dell'azienda, e nemmeno il furgone è intestato alla ditta.

Il particolare è emerso nel corso delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri e condotte dalla polizia municipale di Carmignano, alla quale sono stati affiancati i carabinieri del Nucleo investigativo e i tecnici del Dipartimento di prevenzione dell'Asl.

Questo è uno dei pochi elementi ragionevolmente certi di una vicenda che, a distanza di 24 ore, resta avvolta nell'incertezza. A partire dal rapporto di parentela del conducente del furgone con la piccola vittima. Alcuni dei cinesi ascoltati dagli inquirenti dicono che sia uno zio, altri un cugino del piccolo Marco, il nome italiano dato al bambino nato il 22 giugno 2014 all'ospedale Santo Stefano, dove nella mattinata di ieri, riferiscono gli inquirenti, alcune decine di orientali si sono presentati per chiedere la restituzione della salma. Cosa che non potrà avvenire prima di 48 ore, perché la Procura deve prima individuare gli eventuali soggetti da indagare.

Il conducente del furgone è stato identificato, ma il titolare formale della confezione, per esempio, non era presente sul posto e non è stato ancora rintracciato. Bisognerà poi capire se c'è un titolare di fatto, come accade spesso in questi casi. Tutti e tre i soggetti potrebbero essere indagati per omicidio colposo (al momento nel registro non sono stati iscritti nomi).

Insomma, com’era già accaduto per il caso dell’incendio alla Teresa Moda, quando si alza il velo sulle confezioni cinesi diventa un’impresa anche sapere chi è il padrone e chi ci lavora.

La Procura ha disposto un sopralluogo più approfondito sul piazzale e sulla confezione di via Pistoiese, ora sequestrata, per capire se le eventuali infrazioni alle norme di sicurezza possono essere collegate al drammatico incidente. La semplice presenza del bambino dentro la confezione non è di per sé un reato. D'altra parte la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro tutela tutti coloro che vi lavorano o vi passano.

Sono in corso verifiche anche sullo stato dei luoghi. In particolare risulta che i dipendenti della confezione dormissero in stanze ricavate sopra al laboratorio, ma da cui si accede solo dalla confezione. Le verifiche affidate alla polizia giudiziaria, spiegano in Procura, richiederanno almeno 48 ore. Dunque l'autopsia difficilmente verrà disposta prima di oggi.

Paolo Nencioni

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