Il Tirreno

Prato

L’originale rilettura del laico Veronesi del Vangelo di Marco

L’originale rilettura del laico Veronesi del Vangelo di Marco

Lo scrittore pratese supera a pieni voti la prova del palco rivelandosi un eccellente oratore e narratore

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PRATO. "Non dirlo" di e con Sandro Veronesi, dopo il debutto al Festival dei Due Mondi di Spoleto è andatoin scena a Prato, il 3 e 4 novembre al Fabbricone con repliche dal 17 al 20 dicembre e il 21 e 24 marzo al teatro Magnolfi.

Veronesi, fin da giovane appassionato di teatro, nella sua città, Prato, ha assistito ai lavori dei grandi artisti che negli anni '60 e '70 qui hanno rappresentato le loro opere facendone un vivo centro culturale, tra tutti Ronconi e Peter Brook. L'autore ha scritto di rado per il teatro e non ha mai pensato di calcare le tavole del palcoscenico prima di questo testo, che, nonostante sia stato pubblicato come libro, è stato concepito fin da subito per essere letto, così come il Vangelo.

La nuova produzione del Metastasio più che un monologo è una conferenza drammatizzata, a sostegno della modernità e dell'attitudine narrativa che Marco ha voluto dare al suo racconto tagliando, se necessario, alcune parti importanti (una tra tutte il Discorso della Montagna) perché non funzionali al proprio scopo: convertire i romani. Il testo di Marco, tenendo conto del suo "target" e contrariamente agli altri vangeli, dà molta importanza all'azione e meno alla parola. "Non dirlo", infatti, è la frase che Gesù pronuncia dopo ogni guarigione o miracolo, il "segreto messianico", secondo i teologi, che crea quell'alone di mistero intorno alle sue azioni e al suo personaggio. La voce profonda di Veronesi trasporta il pubblico all'interno di scene descritte come spezzoni di film di Quentin Tarantino o di Sergio Leone. L'autore prende in prestito il gergo cinematografico e fa immaginare riprese dall'alto o scene di massa. Sostiene che, come Hitchcock usava fare nei suoi film, anche Marco firma il suo Vangelo con un cameo e che il testo ha la stessa struttura di una puntata del tenente Colombo: parte dalla teofania iniziale in cui una voce dal cielo rivela che Gesù è il figlio di Dio, svelando subito la sua identità, e ha l'intenzione di far appassionare lo spettatore al personaggio. Questo spettacolo non è una riflessione teologica ma l'analisi letteraria di un laico appassionato che, pur non volendo mettere in discussione i dogmi, scardina alcune certezze e spolvera il Vangelo dalla patina antica che l'educazione da catechismo cui siamo abituati gli ha dato.Il pubblico del Fabbricone ha applaudito Veronesi, eccellente oratore e narratore che a tratti ricorda Benigni e a tratti si rifà al teatro di narrazione, si lascia andare a toscanismi e ci fa riscoprire la portata rivoluzionaria dell'unica religione che con i vangeli, ha concepito l'esistenza di quattro versioni della stessa storia.

Antonia Liberto

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