Sicurezza
Coltivazioni nei capannoni e grattacieli
La Prato della contemporaneità nel nuovo Piano strutturale: creatività al Macrolotto Zero, sulla Declassata lavoro e altezza
PRATO. Prato come Milano. Contemporanea, verde, con uno skyline che svetta in verticale. Perché no? Di sicuro c’è che l’assessore all’Urbanistica Valerio Barberis, il suo dirigente Francesco Caporaso, l’ufficio tecnico nel suo insieme, a Milano hanno guardato per redarre la variante al nuovo piano strutturale - la cornice della pianificazione cittadina - e il nuovo regolamento urbanistico adeguato alla recente legge regionale di governo del territorio che ne cambia il nome in Piano operativo. Sia come sia, le ventisei pagine di variante al Piano strutturale sono pronte (già passate una prima volta in commissione consiliare) e arriveranno in consiglio comunale il 12 novembre. Come vedono la Prato futura il sindaco Matteo Biffoni e l’assessore Barberis? Più che moderna, contemporanea: «E questo significa spiega l’assessore - accentuare quelle caratteristiche che rendono già Prato interessante e affascinante, sicuramente centrale rispetto agli assi dell’area vasta». Dunque creativa, proiettata verso l’arte in particolare contemporanea, multiculturale, non timorosa di sperimentare e espandersi in verticale. Insomma europea.
Cinque i capisaldi della variante: il riuso di edifici ed ex capannoni industriali («La vera specificità di Prato - dice Barberis - dal tessile, alla moda fino all’impianto di Gida che ricicla l’acqua»); la manifattura del XXI secolo declinata nel tessile-moda, nell’agroalimentare (400 aziende agricole nel comune, 700 in tutta la provincia), nelle 400 aziende hi-tech («Per la prima volta - spiega Caporaso - il Piano operativo prende in considerazione queste nuove attività, aprendo anche all’innovazione creativa e alle arti») e poi il piano casa come terzo snodo «con il quale verranno affrontati in modo sistematico - spiega Barberis - i problemi del territorio seguendo due percorsi: quello della case popolari e l’housing sociale». In pratica il primo settore è a carico del pubblico, l’altro con la partecipazione dei fondi di investimento privati. Quarto punto: lo spazio pubblico «inteso come cornice all’interno della quale c’è la vita quotidiana dei cittadino» e ultimo l’ambiente «che noi - prosegue Barbersi - giudichiamo strategico anche per lo sviluppo dell’economia».
Ed entrando nello specifico delle trasformazioni allo studio, gli uffici tecnici hanno trasferito le suggestioni milanesi su alcune delle zone più cool di Prato, forse le più contraddittorie, di certo le più intriganti. Prima tra le quali il Macrolotto zero, destinato, con interventi di alleggerimento, a trasformarsi nel quartiere della creatività. «E’ evidente - spiega Barberis - che cerchiamo di attirare quelle persone o quelle attività economiche che sono già interessate alle caratteristiche multietniche dell’area». E dunque popolazione giovane, imprese tecnologiche, showroom, gallerie d’arte, moda, cinema. «Ci siamo ispirati - dice l’assessore - alla trasformazione di via Tortona a Milano, tra i navigli e la ferrovia, area ex industriale, recuperata ma non stravolta, dove oggi si sono trasferite le grandi maison della moda, hotel e non solo».Al netto dei progetti sull’area del vecchio ospedale(«dove realizzeremo un parco urbano e le idee verranno da un concorso internazionale») e del parco fluviale sul Bisenzio che fanno tutti parte della variante, un capitolo è dedicato alla Declassa: «Il boulevard della città che in prospettiva diventerà il vero asse di collegamento dell’area vasta». E’ la Declassata la porzione di città destinata a cambiare, con lo sviluppo in verticale, lo skyline della città. Dunque grattacieli (il primo - se si farà - quello di fianco a Esselunga), imprese, attività ed edifici destinati all’housing sociale con collegamenti snelli. Una fetta di città votata alla modernità e alla velocità. C’è un aspetto particolare nella pianificazione della Prato che verrà, e riguarda la fiducia nel comparto agroalimentare. «Siamo l’unica zona - afferma Barberis - nell’ambito dell’intero Parco della Piana che continua a fare agricoltura». E secondo la giunta Biffoni è una propensione da favorire, mantenendo le aree agricole esistenti ma anche in maniera più moderna: con le fattorie verticali. In pratica, utilizzando le colture idropoliche (in acqua) di possono trasformare edifici e capannoni in serre «dove fra crescere - conclude Barberis - sia frutta sia verdura su supporti collocati l’uno sopra l’altro». A Milano esistono i boschi verticali, a Prato nasceranno le fattorie dentro le ex fabbriche.
Cristina Orsini
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