Il Tirreno

Prato

Alla soglia dei 50 anni si rimette in gioco dietro ai fornelli

di Maria Lardara
Renzo Bellandi in via Ser Lapo Mazzei
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Renzo Bellandi in via Ser Lapo Mazzei

La storia di Renzo Bellandi, licenziato dall'edicola dell'ospedale: aprirà un locale nel centro di Prato dove la cucina toscana incontra i sapori esotici

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PRATO. Lo chiamerà #Megabono come il soprannome di un ragazzo della squadra che allenava fino a poco tempo fa. Perché Renzo Bellandi, nella sua vita, ha fatto anche l’allenatore di calcio a cinque. Ha lavorato per vent’anni prima nel bar e poi nell’edicola del “Misericordia e Dolce” per poi essere lasciato a piedi dalla cooperativa che gestiva il punto vendita di giornali nel vecchio ospedale. Licenziato. Era l’agosto 2013: a 47 anni, si sa, ritrovare lavoro può diventare una missione impossibile. Ma Renzo si è rimesso in gioco scoprendosi un imprenditore del food, anzi un conoscitore dello street food, in procinto di realizzare un sogno: #Megabono, l’attività che aprirà i battenti domenica 15 novembre in centro (in via Ser Lapo Mazzei), sarà un’autentica “fabbrica del gusto”, un locale aperto a pranzo e cena che spazia dalla cucina toscana (panini ripieni, schiacciata, zuppe, trippa e lampredotto) allo street food (anche da asporto) con contaminazioni “etniche”: le mani di Renzo, che ai fornelli si farà affiancare dal cuoco Alessandro Limberti, sforneranno anche panelle e sfincioni, prelibatezze della cucina siciliana, fino a dilettarsi nella preparazione di samosa di verdure (fagottini ripieni tipici indiani) e pissaladier (focaccia nizzarda con cipolle e acciughe).

#Megabono, con tanto di hashtag davanti, sarà un crocevia di sapori che, nelle intenzioni di Renzo, «vuole essere la sintesi tra la pratesità, l’emigrazione e l’immigrazione». Dietro l’insegna che s’illuminerà a breve in via Ser Lapo Mazzei c’è la storia di un sogno che si realizza, quello di un ex disoccupato che si è trasformato in imprenditore grazie a un corso di formazione organizzato alla Fil dall’agenzia formativa Sophia. «Non avevo scelta, trovavo ovunque porte chiuse: ai colloqui mi dicevano che ero troppo vecchio», racconta Renzo che ha deciso così di inventarsi un lavoro a partire da una passione, quella per l’artigianalità e la produzione del cibo, con un debole per i sapori perduti.

Sì, perché Renzo ha anche una passione per la storia che gli ha fatto rispolverare l’antica ricetta dell’agresto ormai dimenticata in Italia, un condimento a base di mosto d’uva ancora diffuso in Belgio e Francia. Destino vuole che l’attività di Renzo sorga proprio davanti all’Archivio di Stato. Per mettere le ali a questo progetto c'è voluto un prestito del Fondo Santo Stefano che sostiene la micro imprenditoria. «Quella di #Megabono - racconta Renzo - è una storia di amicizia, amore e passione, verso il cibo e verso la mia compagna, Valentina, che mi ha sopportato in questi due anni di disoccupazione». E amicizia perché, appunto, “Megabono” era il soprannome di uno dei giocatori della “Verag Villaggio” allenata fino a poco tempo fa da Renzo. Che, pur tagliato fuori dal bando comunale per i finanziamenti alle start up in centro, non poteva non scommettere dentro le mura. «Certo, non è facile perché ci si scontra con la realtà di affitti troppo alti...».

 

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