La protesta
In carcere i ragazzi del Castello: rapine ai danni di coetanei
Tre sedicenni e due diciassettenni dietro a una lunga serie di minacce ed estorsioni: sono tutti iscritti al Marconi
PRATO. A scuola ci vanno poco, ma frequentano assiduamente i coetanei e i compagni di scuola. Per minacciarli, rapinarli del telefono cellulare, estorcere denaro. Sono i cinque adolescenti, tre sedicenni e due diciassettenni, arrestati all’alba di ieri dai carabinieri del Nucleo investigativo che hanno notificato altrettante ordinanze in cui si ipotizzano i reati di rapina, estorsione e in un caso anche stalking. Sono tutti figli di famiglie nordafricane (anche se nati e cresciuti in Italia) e tutti iscritti all’Istituto professionale Marconi di via Galcianese.
Nel corso di una conferenza stampa al Comando provinciale dei carabinieri, il tenente colonnello Gabriele Stifanelli ha spiegato che tre di loro sono finiti in carcere e due in comunità. In totale le indagini hanno censito ben 16 episodi criminali. L'inchiesta è stata condotta dal sostituto procuratore Roberta Pieri della Procura presso il Tribunale dei minori di Firenze. Oltre ai cinque arrestati ci sono quattro indagati, anche questi minorenni.
Gli episodi contestati sono accaduti dall'ottobre 2014 all’aprile 2015, tra il centro cittadino (intorno al Castello dell'Imperatore, da qui il nome dell’inchiesta: “I ragazzi del Castello”), l'Omnia Center e un paio di scuole di via di Reggiana. A questo proposito è stato sentito anche un insegnante perché alcuni episodi di rapina sono accaduti davanti alle scuole e lo stesso professore è stato minacciato.
Di solito le vittime delle minacce e delle estorsioni conoscevano di vista i cinque bulli. Per arrivare alla loro identificazione e per trovare le prove dei reati i carabinieri hanno dovuto comunque visionare le immagini di telecamere di sorveglianza. Nel provvedimento di custodia il gip parla di condotte “gravi e insidiose”.
L'insegnante sentito dai carabinieri ha riferito che i ragazzi spesso marinavano la scuola, ma anche in quei giorni andavano a disturbare le lezioni. "Se vai a chiamare i carabinieri - hanno detto all'insegnante - il tuo computer farà una brutta fine". In un'altra occasione uno dei bulli entrò in aula e disse: "Vuoi vedere che se ordino alla classe di alzarsi in piedi loro mi obbediscono?".
Il capitano Vitantonio Sisto ha spiegato che gli accertamenti compiuti dopo le prime denunce hanno fatto capire già in ottobre che si era di fronte a una vera e propria banda. «Abbiamo dovuto anche combattere una certa reticenza da parte dei giovani - ha aggiunto - perché sono tutti ragazzi che si conoscono». In certi casi i ragazzi ora indagati sono stati sospesi, ma non hanno cambiato la loro condotta.
Uno dei ragazzi è accusato anche di stalking nei confronti di una compagna di classe, picchiata in aula e insultata su Facebook. La ragazza era terrorizzata, tanto che un giorno ha atteso un’ora all'uscita da scuola perché aveva paura di andare a casa.
L'indagine, hanno chiarito i carabinieri, è partita dalle singole denunce dei genitori dei ragazzi tartassati. Successivamente un preside ha chiesto maggiori controlli all’orario di uscita da scuola, ma il primo input non è arrivato dai dirigenti scolastici. Illuminante l'episodio di cui è stata vittima la ragazza: un giorno uno dei bulli le ha scagliato contro una sedia in classe. Il gip nella sua ordinanza scrive che gli insegnanti non hanno denunciato l'episodio, ma hanno anzi consigliato alla ragazza di lasciar perdere perché l'anno scolastico stava per finire.
I carabinieri sono convinti che gli episodi accertati siano solo una parte di quelli accaduti. «Da parte di qualcuno - ha spiegato il capitano Sisto - c'è la tendenza a sminuire certe cose. Invece bisogna sempre denunciare. Solo così si può stroncare sul nascere il fenomeno. Queste non sono bravate, è qualcosa di molto più grave».
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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