La protesta
BpVi, Banca d’Italia: «Sette ispezioni e tante irregolarità»
In un documento (5 pagine) dell’organismo di vigilanza si afferma che era noto dal 2001 come la banca veniva gestita
PRATO. Sette ispezioni negli ultimi quattordici anni, a partire dal 2001 per terminare nel 2015. Sono i numeri dell’attività di vigilanza che la Banca d’Italia ha svolto sulla Popolare di Vicenza, riscontrando, spesso e volentieri, prassi decisamente non consone. Nella vicenda tormentata dall’istituto di credito vicentino, interviene - con una serie di chiarimenti - la Banca d’Italia affermando - in sintensi - che i controlli ci sono stati eccome, le sanzioni pure, che le indicazioni Palazzo Koch le ha date anche se a volte non sono state ascoltate e che sull’attività di vigilanza è stato mantenuto il riserbo «in ossequio alle norme vigenti sul segreto d’ufficio - scrive la Banca d’Italia - anche se diversi problemi sono stati risolti».
E mentre BpVi aspetta di sottoporsi al giudizio del mercato con l’entrata in borsa (prevista in primavera), affronta un piano di riorganizzazione pesantissimo (con la chiusura di 150 sportelli, la metà subito, e il taglio di 575 dipendenti) con un contestuale aumento di capitale di un miliardo e mezzo, affrontale le indagini di due procure della Repubblica (Vicenza e Prato) e la pioggia di contenziosi dei soci traditi dal taglio delle azioni (da 62 a 48 euro e il deprezzamento sembra solo all’inizio), ecco che secondo i giornali vicentini, il presidente Gianni Zonin starebbe per dare le dimissioni. Che avrebbe lasciato l’istituto nelle more dell’entrata in borsa Zonin l’aveva già comunicato. Pare però che sia deciso ad anticipare i tempi. Si vedrà.
Ma torniamo al documento di Banchitali che - primo tra i chiarimenti - affronta la questione “valore delle azioni”, per dire che la decisione sul prezzo (nel caso di una popolare) spetta unicamente all’assemblea dei soci su proposta degli amministratori. «Nonostante ciò - scrivono - Banca d’Italia ha più volte richiamato BpVi a dotarsi di procedure e criteri obiettivi per attribuire un prezzo alle azioni. Richiamo - sottolineano - che non poteva che essere di metodo e non di merito». Il primo richiamo è del 2001 (prima ispezione). Nulla accade. Sulla stessa questione Banca d’Italia torna nel 2007, nel 2008 e nel 2009, nelle successive tre ispezioni (nuove sanzioni), fino a che, nel 2011, finalmente BpVi stabilisce le linee guida per la determinazione del prezzo delle azioni, affidandosi al parere di un esperto esterno. Il secondo corposo capitolo delle cinque pagine scritte da Banca d’Italia è dedicato al riacquisto di azioni proprie (che da 2014 può avvenire solo su autorizzazione della Banca d’Italia) che BpVi praticava senza chiedere il via libera all’organismo di vigilanza e che ha portato gli ispettori, nel 2015, a scoprire un altro problema. Non solo mancavano le autorizzazioni per i riacquisti, ma dal patrimonio della banca non era stato dedotto (per circa un miliardo di euro) «il capitale raccolto a fronte di finanziamenti erogati dalla stessa BpVi ai sottoscrittori delle azioni, senza comunicarli alla vigilanza». «Una prassi illegittima, se non autorizzata dall’assemblea straordinaria» sottolinea Banca d’Italia. Ed è a questo punto che gli obblighi diventano stringenti: vigilanza e organismi bancari europei obbligano Bpvi a ricostituire «margini patrimoniali regolamentari», il secondo passo è il rinnovo della dirigenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google