Il Tirreno

Prato

«Gestione del sociale della sanità: serve un salto di qualità»

di Camilla Bernacchioni

Pancini della segreteria Cgil interviene sul welfare «Le criticità sono le stesse da anni, dobbiamo cambiare»

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PRATO. «Il welfare socio sanitario a Prato va ripensato e riorganizzato e non credo che l’accentramento dei servizi sia la soluzione. Quello che veramente serve oltre alle risorse è un salto di qualità nella programmazione». Ne è convinto Lorenzo Pancini della segreteria della Cgil di Prato, tanto che come coordinatore della campagna “Salviamo la salute” ha studiato per mesi il sistema di welfare pratese, raccolto dati, fatto tabelle e analisi, confrontato altre realtà con Prato. «Non discuto tanto le risorse investite dal Comune, mi pare però evidente che se le criticità sono sempre le stesse da anni, l’emergenza alloggiativa e le quote sanitarie per le Rsa per dirne due, evidentemente qualcosa non funziona» a cui si aggiunge, dice Pancini – «il progressivo accentramento di servizi che non dà risposte alle esigenze del territorio; il sistema così com’è si sta deteriorando». Ammette che non sia facile trovare soluzioni soprattutto a breve termine ma quanto meno «è necessario iniziare a interrogarci, tutti, su come dobbiamo governare quei determinanti sociali che emergeranno anche dal prossimo profilo di salute». Ovvero, come proposto nel dossier della Cgil «una visione strategica del welfare che, definendo un percorso di integrazione, sviluppo e filiera, dia vita ad un grande progetto di inclusione sociale. Per fare questo occorre anche investire risorse sul personale professionale sociale, potenziandone la dotazione a livello distrettuale». Un vero salto di qualità del welfare che passa anche da integrazione socio-sanitaria, innovazione e “riqualificazione degli immobili che ad oggi sono destinati ai servizi socio sanitari”. «Non solo la revisione delle quote sanitarie, in modo che la situazione di Prato venga riequilibrata alle altre realtà toscane, ma anche una distribuzione più equa delle risorse». Il punto di partenza è una visione della salute a 360 gradi. «Questo lavoro è solo l’inizio di un percorso– sottolinea Pancini – l’idea condivisa è di continuare con incontri periodici anche a carattere nazionale che affrontino di volta in volta temi di attualità». E a Prato non mancano, anzi sono sotto gli occhi di tutti. «La diffusione delle dipendenze, il degrado, l’aumento del numero delle persone indigenti, le emergenze ormai sono molte ed è necessario affrontarle, con progetti e percorsi a lungo termine e non dettati dall’urgenza del momento». Secondo la Cgil per costruire un territorio adeguato, garantendo i livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni sociali, omogeneità di accesso e risposta alle prestazioni sociali e socio-sanitarie integrate sarebbero necessari ogni anno dagli 8 ai 10 milioni di euro strutturali.

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