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Scritta contro i poliziotti, condannati tre tifosi del Prato
I sostenitori biancazzurri sono stati ritenuti colpevoli di vilipendio alle forze armate: fecero comparire l'acronimo Acab in curva Ferrovia
PRATO. Quando all’inizio di Prato-Portogruaro, il 9 dicembre 2011, tra i tifosi del Prato in Curva Ferrovia comparve la scritta Acab, i meno addentro alle logiche degli ultras potrebbero aver pensato che fosse la sigla dell’Associazione culturale amici di Bovino. In realtà è uno degli acronimi più odiati dalle forze dell’ordine e più amati da una certa parte delle tifoserie. Significa “All cops are bastards”, cioè tutti i poliziotti sono bastardi, una specie di marchio di fabbrica degli ultras puri e duri, quelli che ogni tanto, in curva, intonano il coro “Rispettiamo solo i pompieri”.
Per quella scritta ieri, 20 ottobre, tre giovani tifosi del Prato, di 27 e 28 anni, sono stati condannati a pagare 3.000 euro di multa a testa, essendo stati ritenuti colpevoli di vilipendio alle forze armate, l’articolo 290 del Codice penale che prevede una multa da mille a cinquemila euro, al termine del processo con rito abbreviato che si è celebrato davanti al giudice dell’udienza preliminare Silvia Isidori. Accolta dunque la tesi del pubblico ministero Lorenzo Gestri, mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Nicolosi aveva tentato di smontare il ragionamento facendo leva su diverse suggestioni. In primo luogo l’avvocato Nicolosi si è chiesto quanto fosse davvero offensiva quella scritta, tenuto conto che appena tre giorni più tardi sarebbe comparso il primo trailer di un film, quello diretto da Stefano Sollima e basato sull’omonimo libro di Carlo Bonini, che si intitolava proprio Acab e raccontava il mondo degli ultras. Se lo stato consente che esca un film con quel titolo, perché poi processa i tre tifosi del Prato? si è chiesto l’avvocato. Ma la difesa ha puntato anche su un presunto vizio nell’identificazione dei tre imputati, avvenuta al termine di una procedura amministrativa che doveva portare al Daspo, il divieto di avvicinarsi agli eventi sportivi. I tre in effetti hanno poi ricevuto il Daspo, ma il provvedimento è stato annullato perché le sue prescrizioni erano troppo generiche e si estendevano un po’ a tutto. Il giudice evidentemente è stato di altro avviso.
Quel giorno di dicembre la scritta Acab fu messa insieme non con uno striscione ma con quattro grandi lettere maiuscole e la polizia identificò i presunti responsabili grazie alle telecamere. Non tutti, evidentemente, perché le lettere son oquattro e gli imputati tre. Uno di loro è riuscito a non farsi riconoscere, forse perché frequentatore meno assiduo del Lungobisenzio. L’avvocato Nicolosi ha anche fatto notare che la scritta fu tolta spontaneamente dai tifosi dopo che la Digos ebbe contattato i capi ultras per telefono, ma nemmeno questo argomento ha intenerito il giudice. I tre condannati possono consolarsi: non pagheranno la multa di 3.000 se non commetteranno sciocchezze nei prossimi cinque anni perché la pena è sospesa.
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