Il Tirreno

Prato

Meningite, servono 2 mesi per vaccinarsi

di Maria Lardara
Una vaccinazione
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Una vaccinazione

L’Asl presa d’assalto non riesce a dare risposte più veloci. «Anche prendere le chiamate, a volte, diventa difficile»

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PRATO. Ormai l’odiato numero a dieci cifre l’aveva imparato a memoria, a furia di comporlo tutti i giorni. Anche lei Daniela, una mamma di Montemurlo, alle prese con il centralino congestionato del dipartimento prevenzione dell’Asl 4 per prenotare la vaccinazione anti-meningococco C, sia per sé che il compagno. Fino a quando, ieri mattina, un operatore di via del Lavarone l’ha invitata a ritelefonare tra qualche giorno. «Mi sono sentita rispondere che le scorte di vaccino erano esaurite - racconta Daniela – Mi toccherà prendere ferie dal lavoro e armarmi di pazienza per prenotare di persona visto che al telefono non c’è verso. E pensare che all’Asl di Pistoia la linea funziona e l’appuntamento viene dato entro pochi giorni».

Ma Prato non è Pistoia: nella nostra provincia il 4 ottobre scorso il temibile batterio ha mietuto una vittima e il vaccino è l'unica arma di prevenzione. Fra i mesi di maggio (quando la Regione lanciò la campagna straordinaria contro il meningococco C) e settembre di quest’anno, sono state vaccinate sul territorio provinciale 10mila persone mediante la chiamata attiva (privilegiata la fascia dagli 11 anni), praticamente il 4% della popolazione residente.

Una goccia nel mare, a ben guardare. Ma per i numeri di una vaccinazione di massa occorre dispiegare mezzi e risorse che forse le aziende sanitarie non hanno. Lo dimostra la risposta alla corsa a vaccinarsi che, dopo il decesso della donna di Seano, sta prendendo piede in modo massiccio. In provincia si viaggia al ritmo di 300 vaccinazioni al giorno ripartite tra sede principale di via del Lavarone, i distretti di Vaiano, Montemurlo e Poggio, gli ambulatori dei pediatri e medici di famiglia. «Qui al dipartimento abbiamo dei limiti organizzativi – confessa il direttore della prevenzione Alfio Fedi - avendo raddoppiato il numero delle prestazioni dagli inizi di ottobre a oggi. Purtroppo le linee sono spesso intasate perché riceviamo continuamente telefonate. Non è vero che abbiamo terminato le scorte: può succedere che siano esaurite sul momento ma abbiamo la nostra farmacia che ci rifornisce via via». Fino al 31 dicembre, la vaccinazione è gratuita nella fascia d’età dai 21 ai 45 anni nelle Asl che hanno registrato un caso di meningite da ceppo C (dunque anche Prato). Peccato che sembra impossibile riuscire a prendere un appuntamento prima di due mesi. «Stiamo cercando di potenziare l’attività del dipartimento con rinforzi di personale qualificato per smaltire i picchi di richieste», fa sapere Fedi. Che fine ha fatto il protocollo d’intesa sottoscritto nell’aprile scorso con i medici di medicina generale per affrontare la campagna di vaccinazione straordinaria e alleggerire così la pressione sul dipartimento di via del Lavarone? A dire il vero, è ancora in auge. E in effetti da 15 giorni a questa parte i medici di medicina generale coinvolti nel protocollo stanno subendo una pressione non indifferente, con una media di 15-20 vaccinazioni alla settimana. Qualche medico invece ha esaurito le scorte ed è costretto a dire no ai suoi pazienti. Ma non tutti e >179 medici di Prato e provincia hanno aderito, circa il 60% (le adesioni sono aumentate negli ultimi giorni) si è dichiarato disponibile a iniettare in ambulatorio il prezioso antidoto.

«Durante l’estate – ammette Alessandro Benelli, segretario della Fimmg - la vaccinazione contro la meningite sembrava dimenticata. Ora riceviamo quotidianamente richieste. Senza contare che tra poche settimane partirà la campagna di vaccinazione anti-influenzale che va ad aggiungersi all’attività di ambulatorio». L’elenco dei dottori che vaccinano non è pubblico: sta al paziente informarsi col proprio medico se ha aderito a quell’accordo oppure l’ufficio igiene dell’Asl può dare l’informazione a chi telefona. Per smaltire i flussi intensi la Fimmg aveva proposto l’apertura di un ambulatorio vaccinale gestito dai medici magari nella sede del “Giovannini”, verso cui dirottare quei cittadini che non possono rivolgersi al medico di famiglia.

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