Il Tirreno

Prato

False residenze ai cinesi, arrivano dieci condanne

di Paolo Nencioni
Angela Olivieri, all'epoca dipendente dell'Ufficio anagrafe del Comune
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Angela Olivieri, all'epoca dipendente dell'Ufficio anagrafe del Comune

Si è concluso in Tribunale il processo al gruppo italo-orientale che fabbricava documenti irregolari poi rivenduti agli stranieri

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PRATO. Si è concluso con dieci condanne, un rinvio a giudizio e alcuni patteggiamenti il processo per le false residenze ai cinesi nel quale erano imputate, tra gli altri, una dipendente e una ex dipendente del Comune di Prato. La condanna più pesante è toccata a Irma Porcaro, ex dipendente dell'ufficio anagrafe difesa da Costanza Malerba e Federico Febbo, che aveva parzialmente collaborato con gli inquirenti e per la quale, col rito abbreviato, proprio per questo era stata proposta una condanna a tre anni e sei mesi. Il giudice dell'udienza preliminare Monica Jacqueline Magi ha deciso diversamente e le ha inflitto una pena di 6 anni, considerandola il personaggio principale dell'inchiesta, che era stata condotta dal sostituto procuratore Antonio Sangermano. Angela Olivieri, all'epoca dei fatti dipendente dell'ufficio anagrafe e difesa da Manuele Ciappi, è stata condannata a 4 anni, stessa pena toccata ai figli di Irma Porcaro, Francesco Ludovico Catania e Federica Perla Catania. Tre anni e quattro mesi ai cinesi Zheng Mingli e Zhuge Xinhai, due anni a Li Fang Fang, difeso da Sabrina Serroni, Luca Romano, terzo figlio di Irma Porcaro, e Silvia Bruni, difesa da Mauro Cini, un anno e 10 mesi a Xu Yang. Un altro cinese, Su Wenhu, è stato rinviato a giudizio mentre altri orientali hanno scelto il patteggiamento.

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Erano tutti accusati di aver fatto parte di un gruppo che fabbricava e utilizzava false residenze per regolarizzare la posizione di stranieri che altrimenti non avrebbero potuto stare in Italia, o che gradivano non essere rintracciati in caso di pendenze con la giustizia o col fisco (le false residenze erano necessarie, ad esempio, per aprire una partita Iva o per l'iscrizione alla Camera di commercio). Gli italiani producevano i documenti irregolari in cambio di soldi, i cinesi li rivendevano ai propri connazionali. Il giudice ha sostanzialmente confermato l'impianto accusatorio che ipotizzava l'associazione a delinquere finalizzata alla produzione dei falsi certificati di residenza.

La posizione più delicata era quella di Angela Olivieri, per la quale il difensore Ciappi aveva chiesto una perizia psichiatrica. Le differenti consulenze (del pm e del difensore) hanno concluso che la donna era capace di intendere e volere al momento dei fatti, anche se alcuni tratti della personalità hanno fatto sì che fosse succube all'altra imputata, l'ex collega Irma Porcaro. Nel corso delle indagini è emerso per esempio che la Olivieri aveva ceduto la propria tessera Bancomat alla Porcaro, la quale effettuava regolari prelievi, salvo poi rendere pochi spiccioli all'altra, per le piccole spese.

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