Italia
Prevenzione tumori, un’altra grana
Stando ai numeri del 2014, gli ultimi disponibili, l’Asl 4 avrebbe invitato a sottoporsi allo screening, cioè ai controlli periodici, solo il 28,6% della popolazione interessata, cioè uomini e donne di età compresa tra i 50 e i 69-70 anni.
PRATO. Come se non bastasse il caso delle mammografie a rilento, ora si scopre che ci sono altre magagne nella prevenzione oncologica dell’Azienda sanitaria. In particolare nella prevenzione dei tumori al colon-retto. Stando ai numeri del 2014, gli ultimi disponibili, l’Asl 4 avrebbe invitato a sottoporsi allo screening, cioè ai controlli periodici, solo il 28,6% della popolazione interessata, cioè uomini e donne di età compresa tra i 50 e i 69-70 anni. Si tratta di un vero e proprio esercito di persone, circa 65.000 in provincia di Prato, molte delle quali però non hanno ricevuto l’invito da parte dell’Azienda sanitaria e probabilmente lo riceveranno in seguito.
La dottoressa Cristina Epifani del Dipartimento di prevenzione oncologica “Eliana Martini”, la palazzina di Porta al Leone, non è in grado di confermare il dato, che peraltro proviene da fonte più che attendibile. Può soltanto provare a spiegarlo. «Il 28% della popolazione invitata sarebbe effettivamente molto basso - ragiona la dottoressa - ma potrebbe derivare dal fatto che questo tipo di screening ha un “round” biennale, cioè viene effettuato nel giro di due anni. Dunque alla fine dell’anno, tirate le somme, potremmo avere un numero molto diverso».
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In realtà l’ultimo bilancio disponibile, quello contenuto nel 15° Rapporto annuale sui programmi di screening in Toscana redatto dall’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo), e riferito al biennio 2012-2013, dava conto di una percentuale di inviti già all’epoca non ottimale: il 72,3% (46.332 persone invitate su una platea potenziale di 64.002), che collocava Prato al penultimo posto tra le 12 Asl toscane, rispetto a una media regionale del 90%. Peggio di noi aveva fatto solo Pistoia, con una percentuale disastrosa del 25,1%.
Interpretando il dato del 2014 in vista della chiusura della statistica alla fine dell’anno, si può prevedere che la percentuale di Prato alla fine del biennio potrebbe non arrivare al 60%, un dato molto basso in assoluto. E un’ulteriore fonte di preoccupazione per l’Asl, perché qui si sta parlando di prevenzione contro una malattia responsabile di centinaia di decessi ogni anno.
Le cose vanno solo un po’ meglio nella prevenzione del tumore al collo dell’utero, per il quale la percentuale di Prato era arrivata al 96,9% nel 2013, ultimo dato disponibile, mentre il dato del 2014 si ferma al 74,9%.
È chiaro comunque che per tutti e tre i più importanti controlli di prevenzione anti-tumore (mammografie, screening cervicale e colo-rettale) serve un deciso cambio di passo. I tecnici dell’Ispo hanno in programma una visita di controllo al Dipartimento di prevenzione “Eliana Martini” a novembre per il colo-rettale e a gennaio per le mammografie, ma la Regione forse si muoverà anche prima. A nessuno è sfuggito che l’assessore regionale al Diritto alla salute, Stefania Saccardi, ha detto di non essere stata informata da Prato sui problemi di ritardi nella consegna dei referti delle mammografie. Il caso dello screening colo-rettale non fa che aggravare la situazione, e probabilmente i rapporti tra l’assessore Saccardi e il vicecommissario Simona Carli.
Per le mammografie si sta intervenendo su due fronti. Da una parte si sta chiudendo in queste ore l’accordo con medici provenienti dalle Asl di Empoli e Pistoia che daranno una mano nella lettura dei referti (finora c’erano stati problemi burocratici, dice l’Asl). Allo stesso tempo è in dirittura d’arrivo una convenzione con la società Fora, la stessa che si occupa dello screening cervicale nei comuni della Provincia. Anche il personale di Fora dovrebbe contribuire a smaltire l’arretrato.
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