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Prato

Popolare di Vicenza: 600 esuberi e taglio di 150 sportelli

Una delle ultime assemblee della Popolare di Vicenza
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Una delle ultime assemblee della Popolare di Vicenza

Le anticipazioni sul piano industriale della banca travolta dall'inchiesta giudiziaria: sarebbero decimati i dipendenti. Parla il docente della Bocconi che ha stabilito il valore delle azioni: "Ho usato i numeri della banca, non spettava a me verificarne la veridicità"

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PRATO. Circa 600 esuberi e chiusura di 150 sportelli. Queste le indiscrezioni raccolte dall'agenzia Ansa alla vigilia della presentazione del piano industriale 2015-2020 della Banca popolare di Vicenza. Linee guida e dettagli saranno presentati tra poche ore dal Ceo e direttore generale, Francesco Iorio, al consiglio d'amministrazione dell'istituto berico presieduto da Gianni Zonin, dominus indiscusso della banca da quasi vent'anni ma che adesso si trova davvero ad un passo dall'uscita dopo che la magistratura lo ha indagato insieme ad altri manager ipotizzando i reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

E così una volta incassato il via libera del Cda, l'ex top-manager di Ubi Banca - che intanto ha chiuso con successo l'emissione di un bond subordinato Tier 2 da 200 milioni con un maxi-rendimento dell'11% - incontrerà i sindacati di categoria e a seguire la stampa per presentare il progetto industriale. Un piano che, come noto, passa anche per un aumento di capitale da 1,5 miliardi - necessario a riportare i coefficienti patrimoniali in linea con le richieste della Bce - e la quotazione in Borsa in modo da ottemperare alle richieste arrivate dal Governo con la riforma delle popolari che impone la trasformazione in Spa entro l'autunno del 2016. Il piano, come prassi, è pensato in un'ottica stand-alone ma l'ipotesi fusione è sempre sul tavolo.

Intanto, però, l'attenzione in queste ore è rivolta soprattutto al numero di uscite che sta mettendo già in agitazione i sindacati. "Se i 600 esuberi dovessero essere confermati, ci troveremmo di fronte alla solita beffa confezionata ad arte contro i lavoratori", ha commentato a caldo il segretario nazionale della Fabi, Giuliano Xausa. Secondo quanto appreso, però, il piano dovrebbe prevedere anche la riapertura del turnover, garantendo così nuova occupazione. Ad oggi l'istituto conta 5.500 dipendenti dislocati su una rete di 650 sportelli da Nord a Sud. Il taglio, se confermato, si aggirerebbe intorno al 10% della forza lavoro. Al tempo stesso, dovrebbero essere previsti due fondi, uno di solidarietà per incentivare l'esodo e un altro per incentivare il part-time.

Intanto, a parlare dello scandalo vicentino è stato il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che ha assicurato come gli errori fatti dalla precedente gestione verranno tutti a galla. In attesa che la banca approvi l'azione di responsabilità contro gli ex manager, in primis Samuele Sorato che peraltro ha firmato con la banca una buonuscita d'oro, Vegas ha ricordato che sono ancora in corso le ispezioni della Commissione e della Bce e che "un po' alla volta verrà fuori tutto".

A Prato ci sono migliaia di azionisti che ora temono di veder andare in fumo i propri risparmi, dopo che le azioni della Popolare di Vicenza sono state svalutate da 62,5 a 48 euro. Non essendo di fatto sul mercato, nessuno sa il loro reale valore, ma nessuno si illude che possano valere anche la metà del valore dichiarato. A questo proposito il Corriere Economia ha parlato col professor Mauro Bini, docente di Finanza Aziendale alla Bocconi di Milano. E' lui ad aver valutato per conto della Popolare di Vicenza il valore delle azioni. Nonostante tutto, Bini difende la sua analisi. "La Popolare di Vicenza si era data una procedura per identificare il valore intrinseco della società - spiega il docente - non quello di mercato. E il valore intrinseco è dato dalla dotazione patrimoniale e dalla capacità di reddito. Al 31 dicembre 2013 BpVi aveva un patrimonio eccedente il patrimonio di vigilanza. Ho fatto la valutazione sulla base del bilancio e del piano aziendale". Il problema è che quell'eccedenza sul patrimonio, alla luce di quello che è successo dopo, forse era un po' sovrastimata, per usare un eufemismo. "Ribadisco - ribatte Bini - Il prezzo l'ho stimato anche sulla base del bilancio 2013 (chiuso con 33 milioni di perdita, ndr). Però, attenzione, il piano industriale non prevedeva l'aumento di capitale che aveva un effetto diluitivo". Insomma Bini vuol dire che ha fatto le valutazioni sulla base dei numeri che gli sono stati forniti dalla banca e che non spettava a lui (ma allora a chi, ci si chiede) verificarne la veridicità.

Probabilmente il professor Bini supererebbe a pieni voti un esame di Finanza Aziendale, ma questo non consola i tanti risparmiatori che hanno in portafoglio le azioni della Popolare e temono, a ragione, di trovarsi in tasca solo carta straccia.

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