Sicurezza
Al rione Celeste la prima manche del Palio dei ciuchi
La decisione arriva a tarda notte dopo lunghe discussioni La storia dei quattro carri che si contendono il San Michele
CARMIGNANO. Il rione Celeste ha vinto la prima corsa del palio dei ciuchi del San Michele, quella di sabato notte. Il trofeo più ambito delle festa è oramai quello del "teatro in strada", ma in tanti hanno incitato, alle una di sabato notte, i fantini delle proprio contrade. La vittoria del celeste, sia pur al fotofinish, è apparsa da subito indiscutibile, ma si è dovuto attendere fino alle tre di notte per avere l'ordine di arrivo completo. C'erano discussioni anche per qualche spintone di troppo. Alla fine comitato e capirione hanno deciso per la seconda piazza del bianco, terzi i verdi e quarti i gialli. Una decisione che è arrivata quando la piazza, ovviamente, si era già in gran parte svuotata. La prima manche è andata dunque a Lorenzo Zoppi, cavaliere dell'arcangelo. Ma il trofeo si aggiudica su tre gare e si dovrà quindi attendere le corse di domenica e martedì per conoscere il vincitore del palio.
La serata di sabato del San Michele era iniziata con i celesti, che con “Il corpo pieno non crede al digiuno” hanno aggiunto un nuovo capitolo alla loro personale raccolta di diari di paese. In molti hanno riconosciuto la voce recitante, Mauro Bindi, anziano considerato un po' la memoria storica del paese. E alla sua si susseguono le voci di altri carmignanesi: Giuseppe e Lina, 102 e 99 anni, Carmine, immigrato molti anni fa dalla Calabria, la giovane Xien dalla Cina, Samba dal Senegal e tanti altri.
I bianchi (“E le stelle stanno a guardare”) hanno puntato sulla grande storia e la grande guerra, per raccontare le guerre di ieri e di oggi e tutte le loro contraddizioni e falsi ideali. Lo spunto è quello offerto dalla storia di Egidio Raimondo Maccanti, carmignanese del 1876 che prese i voti a Fiesole e fu prima volontario sul fronte francese e poi cappellano militare nella prima guerra mondiale, dove morì distinguendosi in numerose azioni di soccorso ai feriti che spesso portava a spalle dal campo di battaglia alle retrovie.
Se nelle prime due sfilate dominano i toni cupi e la tristezza, il verde porta in piazza un'ironia a tratti quasi irriverente. Il soggetto appartiene alla tradizione della festa: il “Sogno di Natale” è la storia di Pietro Nencioni, uno tra gli ultimi medici condotti vecchio stile, un medico rimpianto che è stato confessore e amico di una Carmignano di altri tempi, dal 1938 al 1984, che l'ha accolto e amato. Un medico che curava principalmente con le parole giuste e i gesti , il rispetto e tante barzellette. Raccontando lui si racconta anche il paese. Ma è il modo scelto che rompe gli schemi, con trovate sceniche sicuramente originali: un film nel film che ti trascina, grandi e bei carri ma tanto spazio anche alla recitazione e mimica.
Non meno originale è la chiave scenica dei gialli. A volte basta il guizzo di un'idea bloccare lo sguardo dello spettatore, come le grande maschere di cartapesta calate sulla testa dei protagonisti e un testo che strizza l'occhio a più film in una citazione continua. I carri magari sono meno maestosi delle altre contrade, anche se lo il Campano, la torre del castello, che si apre e lascia uscire il modellino di un shuttle che punta la luna strappano applausi. “Castelli in aria” è la storia di un bambino carmignanese ora cresciuto, un falso bullo che amava leggere ma si vergognava di farlo vedere e che racconta la storia di un grande che aveva invece saputo in parte rimanere bambino, il custode del Campano Ugo Banci.
Walter Fortini
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