Il dolore
Patto “verde” per il distretto tra Prato e Greenpeace
I rappresentanti dell’associazione incontreranno gli industriali per trovare una strada attraverso la quale produrre senza inquinare
PRATO. Greenpeace arriva a Prato. E presenta attraverso Chiara Campione, la responsabile per l'Italia di Detox, la campagna che punta ad eliminare le sostanze tossiche dai capi che indossiamo.L'obiettivo è ambizioso per Greenpeace e per Prato.
Per l'associazione che tutela l'ambiente è la prima volta che su questi temi si trova a confrontarsi con un distretto tessile e a partecipare a un percorso di collaborazione per risolvere, step dopo step, i problemi che si potrebbero trovare lungo la strada. Per Prato invece il progetto è assai ambizioso perché se andasse in porto il distretto farebbe un salto di qualità sul tema della sostenibilità che lo porterebbe a livelli di leadership mondiale nella produzione rispettosa dell'ambiente.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.12153465:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12153465:1652189627/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
E quindi diventerebbe un interlocutore privilegiato per le aziende internazionali della moda. Perché, di fatto, inutile nasconderlo il raggiungimento di risultati da una collaborazione tra Prato e Greenpeace direbbe in modo chiaro che la campagna dell'associazione non è un sogno irrealizzabile e che qui, solo in quest'angolo della Toscana, si è amici, amici veri, di Greenpeace, nome che fa paura agli imprenditori ma che dice in modo inequivocabile a tutto il mondo che l'ambiente si rispetta e senza compromessi.
Il primo appuntamento è fissato per il 29 settembre quando Chiara Campione e una delegazione di Greenpeace incontrerà un gruppo di aziende socie dell'Unione industriale pratese che in questi ultimi mesi ha dato la propria collaborazione a provare a percorrere insieme una "battaglia" contro le sostanze tossiche.
Del resto l'incontro non è altro che il primo appuntamento allargato di un percorso avviato dal presidente degli industriali Andrea Cavicchi (che ha già avuto diversi incontri ristretti con Greenpeace) per valutare se ci sono le condizioni per andare avanti.La sensazione è che in Confindustria Prato ci sia la volontà politica di una fetta di associati ma che ci sia da capire tecnicamente come fare. Oltreché "annusarsi" con Greenpeace.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.12153464:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12153464:1652189627/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
«Con il presidente di Confindustria Prato - conferma Campione - ci siamo incontrati diverse volte. Il fine ultimo da raggiungere, inizialmente con un primo gruppo di aziende del distretto è stabilire delle buone pratiche che promuovano e facilitino, attraverso l'assistenza tecnica, il raggiungimento di un obiettivo comune: quello di produrre nel rispetto dell'ambiente».
«Per noi - continua la rappresentante di Greenpeace Italia - è la prima volta che un distretto tessile, che poi è il più importante d' Europa, abbia voglia di aderire a un modello di produzione sostenibile. E' evidente che dopo aver sottoscritto accordi con importanti case di moda questa è un'opportunità per fare un test. E anche da altri paesi c'è attenzione su questo progetto. In particolare da Greenpeace Cina e Corea».
Durante l'incontro l'obiettivo sarà quello di capire quali sono le difficoltà tecniche e le innovazioni tecnologiche necessarie per una produzione "verde" e stabilire un percorso mettendo ognuno le proprie conoscenze. Del resto Greenpeace in anni di battaglia si è fatta un'esperienza in materia mentre Prato sulla lavorazione di ogni singolo tessuto, e fase di lavorazione, può dire la sua.
«Ci incontreremo - ripete Campione - e ci diremo quali sono le difficoltà e, caso per caso, valuteremo cosa si potrà fare . L'obiettivo è che la campagna Detox porti dei risultati trovando soluzioni effettivamente percorribili. Per noi è fondamentale, per cominciare, che ci sia la volontà a dare una completa trasparenza alla filiera (tracciabilità ndr) e la garanzia che ogni cliente (dalla casa di moda al consumatore finale) possa sapere esattamente qual è la composizione di un abito e l'inquinamento prodotto nel realizzarlo. E in ogni caso l'intenzione di raggiungere zero scarichi nel 2020 quando, tra l'altro, sarà previsto dalla legge».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
