Sicurezza
BpVi, indagini sui finanziamenti
Gli inquirenti lavorano a fari spenti e non si sbilanciano: ipotesi estorsione
PRATO. Più estorsione che truffa, ma ancora non è dato sapere quale sia precisamente l’ipotesi di reato sulla quale lavora la Procura di Prato a proposito dell’operato della Banca popolare di Vicenza. È l’inchiesta bis, di cui si è appreso all’indomani dell’inchiesta avviata dalla Procura di Vicenza che vede indagati per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza il presidente Gianni Zonin e l’ex direttore generale Samuele Sorato.
Il fascicolo pratese è nelle mani dei sostituti Laura Canovai e Lorenzo Boscagli, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi, e ha per oggetto pratiche che sono familiari a chiunque abbia avuto bisogno di chiedere un mutuo o un finanziamento alla ex Cassa di risparmio.
Si tratta della prassi di chiedere al cliente l’acquisto di un certo numero di azioni (minimo 100) in cambio della concessione del mutuo o del finanziamento a condizioni agevolate.
Se possa costituire un reato, ragionano gli inquirenti, dipende dalle modalità con le quali lo scambio viene proposto. Di qui l’ipotesi di estorsione. Ma gli stessi inquirenti sanno di muoversi lungo un crinale per niente facile, dove è difficile distinguere il lecito dall’illecito. E dunque invitano alla cautela.
L’esempio che appare più calzante per capire di cosa si stia parlando è quello di un imprenditore che sia stato “convinto” ad acquistare azioni per non perdere il fido su cui poteva contare in BpVi.
Sulla competenza territoriale invece non ci sarebbero dubbi: è di Prato perché gli eventuali reati si sarebbero concretizzati alla stipula dei contratti, appunto a Prato. (p.n.)
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