Sicurezza
L'immobilismo dei custodi del bello
Lavori fermi in attesa di una risposta da Firenze che non arriva, nemmeno sul nuovo baracchino del trippaio di piazza Mercatale
PRATO. Non è facile (per gli amministratori, per i cronisti, figuriamoci per i cittadini) parlare coi funzionari della Soprintendenza ai beni architettonici, sempre occupati, spesso fuori stanza. E allora non resta che immaginarseli, questi custodi del bello, mentre riflettono con aria pensosa - dietro scrivanie ingombre di carte, con la consegna alla segretaria di non disturbare per nessun motivo - sulle questioni a loro sottoposte da chi aspetta un sì o un no per fare le cose.
Come realizzare i dehors davanti ai locali pubblici? Pedane? Gazebo? Tavolini, sedie e ombrelloni? A noi non introdotti ai misteri gloriosi della Soprintendenza sembrerebbe una questione relativamente facile da risolvere, anche perché sarà stata certo affrontata altre volte, per città simili. Tipico errore da menti semplici. L'affare è serio e merita un’approfondita riflessione, minimo di qualche mese. Poi comincia a far caldo, si avvicinano le ferie estive. Vuoi metterti a decidere una questione di questa importanza con l’acqua (intesa quella della risacca) alla gola? Meglio aspettare. E come sarà più opportuno dislocare i nuovi lampioni di piazza Duomo? Dove fanno più luce? Ai bordi della piazza? Troppo semplice, riflettiamoci ancora un po', chissà che non ci venga un’idea migliore.
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C'è un ufficio, da qualche parte nello splendore di Palazzo Pitti, dove un funzionario della Soprintendenza è chiamato a dare un parere su come dovrà essere fatto il nuovo baracchino del trippaio di piazza Mercatale. A uno meno umile di lui potrebbe sembrare un compito avvilente per chi si è formato sui testi di Argan o Le Corbusier, ma lui accetta di buon grado la sfida. Gli hanno chiesto un parere a febbraio, sono passati sette mesi, la gente è tornata dalle vacanze, ma il parere non arriva e i lavori in piazza si fermano, in trepidante attesa del verdetto.
Anche le Cascine di Tavola, la fattoria rinascimentale fatta costruire da Lorenzo il Magnifico alla fine del XV secolo tra Prato e Poggio a Caiano, hanno aspettato a lungo un cenno da quegli uffici, un intervento che poteva salvare un gioiello architettonico dallo sfacelo dopo che la stessa Soprintendenza aveva autorizzato un incredibile spezzettamento in decine di bilocali e la società proprietaria era fallita. Ma quel cenno non è arrivato e la Fattoria ora è un rudere. Nel procedimento penale aperto dalla Procura di Prato fu coinvolta anche la soprintendente dell’epoca, poi prescritta, e tutto si è concluso con una multa a un ex amministratore privato. Nelle splendide stanze a un passo da Ponte Vecchio, dove si entra solo dopo aver superato rigidi controlli e si dice che non ci sia nemmeno campo per i telefoni cellulari, l’esito dell’incresciosa vicenda non ha smosso un pelo.
Ma in fondo sarebbe bastato dare un'occhiata al sito web della Soprintendenza di Firenze, alla pagina "organigramma", per capire come sarebbe andata a finire. C'è scritto: "Pagina in fase di aggiornamento (3 ottobre 2013)". Probabilmente stanno aspettando un parere
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