Il Tirreno

Prato

Anche la Fondazione prende le distanze: stop all'affitto, rallenta i rapporti bancari

Cristina Orsini
Fabia Romagnoli, presidente della Fondazione Cassa di risparmio
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Fabia Romagnoli, presidente della Fondazione Cassa di risparmio

Sempre più tesi i rapporti tra i soci pratesi dell'ex Cassa di risparmio e Vicenza dopo l'inchiesta che coinvolge il presidente Zonin

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PRATO. La doppia inchiesta - a Prato e Vicenza - avviata sulla gestione di BpVi ha creato non poco allarme tra i membri del consiglio di indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio che si sono riuniti l’altro giorno, assieme alla presidente Fabia Romagnoli e al cda. Netta la decisione dell’organismo: prendere le distanze in ogni modo possibile dalla Popolare di Vicenza con mandato a risolvere il contratto di affitto dei locali nei quali da tempo immemorabile la Fondazione si riunisce e fino al punto da arrivare a chiudere il conto corrente alla BpVi.

Forse è poco più di una minaccia, forse non avverrà subito ma l'intenzione è quella di rallentare anche i rapporti bancari. Insomma, la situazione della Popolare preoccupa moltissimo in particolare per l’incertezza del futuro: cosa possa emergere dalle indagini avviate. E’ stata la presidente Romagnoli, tempo addietro, a confermare la volontà di procedere con la separazione tra Fondazione Cassa e BpVi, ora c’è stata l’accelerazione. Niente aumento di capitale (deliberato dalla Popolare di Vicenza per un miliardo e mezzo), nuova sede (ancora da trovare) per la Fondazione, rapporti bancari messi in discussione.

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Sul fronte delle azioni BpVi in portafoglio alla Fondazione (circa 22 milioni, pari allo 0,5 del capitale totale della banca) svalutati di circa 5 in seguito al taglio del valore dei titoli passati da 62,5 a 48 euro) la Fondazione, come del resto tutti gli altri azionisti, più o meno volontari, della Popolare vicentina, ha le mani legate. L’unica possibilità resta quella di attendere lo sbarco in borsa (atteso per il primo trimestre 2016) quando ci saranno un mercato e un prezzo per ciascuna azione sul quale decidere se vendere o non vendere il pacchetto posseduto. Il rischio, che ben vedono gli analisti finanziari, è però che il valore delle azioni tracolli e che i soci BpVi - piccoli o grandi ha poca importanza - debbano prima o poi fare i conti con nuove perdite sostanziose.

Ed è proprio per cercare di limitare i danni che i soci pratesi della Popolare vicentina, il gruppo degli “arrabbiati”, attende il deposito delle citazioni che sta ultimando l’avvocato Luca Pilacci: «Sull’inchiesta non ho nulla da dire - afferma il legale - i processi si fanno nelle aule di giustizia». Ma è Bruno Caparrotti, architetto, il portavoce dei trenta delusi che hanno dato l’ok al contenzioso, a commentare: «Le indagini in corso - dice - dimostrano che proprio sciocchi non eravamo ad affermare che qualcosa in BpVi non andava. O meglio, noi siamo stati fessi a fidarci e a comprare le azioni, ma qualcuno altro ha giocato sporco». Ed è rete Imprese Prato ad esprimere «fortissima preoccupazione» per le ricadute che le indagini potranno avere sul tessuto imprenditoriale del distretto.
 

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