Sicurezza
Gli imprenditori pratesi «Delusi ma non sorpresi»
Andrea Cavicchi: «Abbiamo sempre denunciato un atteggiamento discutibile» Gli industriali guardano con preoccupazione a quanto accade dentro la banca
PRATO.
«Abbiamo sempre denunciato un atteggiamento discutibile sulle richieste di finanziamento. Stiamo guardando ai fatti di questi giorni con attenzione e molta preoccupazione». Non va per il sottile il presidente di Confindustria Prato nel commentare quanto sta accadendo in casa della Banca Popolare di Vicenza. Da mesi infatti gli industriali pratesi non hanno nascosto il disagio di alcuni comportamenti di quella che un tempo era la banca di Prato. Una presa di distanze che è andata avanti settimane dopo settimane.
«Siamo stati molto preoccupati per la questione della svalutazione delle azioni: molte aziende hanno investito nell’Istituto di credito. Ci preoccupa e ci delude quanto sta accadendo: nonostante le critiche ripetute non pensavamo che potessero esserci elementi per far aprire un’inchiesta di queste dimensioni».
Gli fa eco il collega Riccardo Marini, uno degli ultimi a sedersi sul consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Prato prima che tutto confluisse nella Popolare di Vicenza.
«Mi sembra di vedere un film già visto. Quando ho saputo dell’intervento della Finanza non mi sono meravigliato. Sono però molto dispiaciuto. Non sono socio della Popolare ma sono cliente e noi ci siamo trovati sempre bene. Abbiamo avuto interlocutori con cui parlare la stessa lingua, quella del distretto tessile, e si era creata una certa familiarità. Adesso stiamo a vedere cosa accadrà. Dopo il caso delle azioni è evidente che la fiducia è stata fortemente intaccata».
La Pontetorto non ha rapporti particolarmente stretti con la Bp di Vicenza mentre sono stati soci sia Luigi sia Enrico Banci, a livello personale. «Ho avuto rapporti personali e mi erano state vendute le azioni come a tanti - riferisce Luigi Banci - ma dopo un po’ poco convinto le ho rivendute al prezzo di acquisto. E’ servito un po’ per riavere i soldi sul conto ma non ho perso niente. Siamo stati invitati anche a Vicenza e con mio fratello ci fu anche un pranzo con Zonin. Sembrava dovesse entrare nel consiglio di amministrazione perché era stato deciso di coinvolgere anche un pratese. Poi non ne fu fatto di niente. Ma per quanto ci riguarda non eravamo legati al concetto della banca di un territorio, ormai credo sia superato».
Un concetto quest’ultimo espresso da Banci comune a molti suoi colleghi. La sensazione è quella che da tempo gli imprenditori avessero abbandonato rapporti privilegiati con la Banca di Vicenza. Indipendentemente dal fatto che fosse l’erede della Cassa di Risparmio.
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