Il Tirreno

Prato

Arte, Monte dei Pegni e azioni

Arte, Monte dei Pegni e azioni

Breve storia di un feeling mai nato fra la città e i vertici vicentini

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PRATO. C’eravamo tanto amati? No, semmai sopportati. Il feeling fra la Banca Popolare di Vicenza, che nel 2010 aveva deliberato la fusione di Cariprato, la storica banca pratese, onestamente non c’è mai stato. Un’espropriazione di un patrimonio e di un’indipendenza finanziaria vissuto male fin dal primo momento e che nel corso di questi anni ha lasciato strascichi di vario genere. Uno strappo doloroso, vissuto come una ferita profonda difficile da rimarginare (e non certo una mostra “mordi e fuggi” come “Capolavori che si incontrano” avrebbe potuto farlo) è stata la sparizione delle opere custodite nel palazzo degli Alberti e da sempre sentiti dai pratesi come un bene proprio, al pari degli affreschi diFilippo Lippi nella cattedrale. Col pretesto di una mostra temporanea i quadri di Giovanni Bellini, Caravaggio e Filippo Lippi presero il volo. Il presidente della Bpvi Gianni Zonin ha sempre spiegato questa decisione come una valorizzazione di capolavori del Barocco e del Rinascimento toscano e veneto che meritavano di essere ammirati anche in altri luoghi. Una motivazione che non ha mai convinto tanto che anche il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi nel luglio 2013 scrisse una lettera al presidente Zonin e all’allora ministro dei Beni culturali Massimo Bray perché ritornasse sui suoi passi «affinché la collezione del Seicento Fiorentino mantenga la sua integrità e la sua diretta relazione con l' ambiente culturale in cui le opere hanno avuto origine e in cui trovano parte non minima del loro significato. Il rapporto con la comunità e con il territorio in cui questi quadri sono stati concepiti e per lunghi anni hanno rappresentato motivo di identificazione è un aspetto importante».Ma il massimo ottenuto dalla città è stato di ospitare, dall’ottobre 2014 al gennaio 2015, la mostra “Capolavori che si incontrano” al cui interno vi erano appunto alcune delle opere trasferite a Vicenza. Altro “sgarbo” che i pratesi hanno dovuto accusare era stata la chiusura del Monte dei pegni. Un servizio che i pratesi utilizzavano ma che la banca vicentina, nell’ottica della razionalizzazione, aveva deciso di chiudere. Mostrando, ancora una volta, una imbarazzante lontananza dal sentire pratese. E in questo caso è stata la voce del vescovo Franco Agostinelli che si è fatta sentire ed ascoltare dai vertici vicentini, tanto che lo sportello del Monte è poi rimasto riaperto.Ma l’amaro calice i pratesi l’hanno dovuto bere quest’anno quando hanno scoperto, improvvisamente, che le azioni che la Bpvi gli aveva venduto ad un prezzo erano state svalutate del 20% (da 62,5 a 48 euro). Una doccia fredda per migliaia di correntisti che hanno visto sfumare parte dei propri risparmi. Al pari della Fondazione Cassa di Risparmio che dal suo portafoglio ha perso, in un soffio, 5 milioni di euro. No, amore non è mai stato e mai forse sarà.

Giovanni Ciattini

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