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A Vicenza è iniziata la resa dei conti: Zonin contro Sorato

A Vicenza è iniziata la resa dei conti: Zonin contro Sorato

PRATO. La resa dei conti all’interno della Banca popolare di Vicenza è iniziata già prima delle ferie estive, ma è esplosa nel corso dell’ultima settimana. In particolare giovedì scorso, quando le...

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PRATO. La resa dei conti all’interno della Banca popolare di Vicenza è iniziata già prima delle ferie estive, ma è esplosa nel corso dell’ultima settimana. In particolare giovedì scorso, quando le agenzie hanno iniziato a battere notizie di guerra da Vicenza. La prima: i vertici di BpVi hanno intenzione di promuovere un’azione di responsabilità contro l’ex direttore generale Samuele Sorato e gli ex vice direttori generali Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta. Ad aprire il fuoco è il presidente Gianni Zonin, che in sostanza dice di essere stato all’oscuro delle manovre di Sorato e gliene dà la colpa. Ma di cosa è “accusato” Sorato? Di aver dato il via libera a finanziamenti per 975 milioni di euro prestati ai clienti della banca allo scopo di far comprare loro azioni dell’istituto stesso in occasione dell’aumento di capitale da 600 milioni varato nell’estate di un anno fa. Operazione possibile ma in questo caso le azioni non possono far parte del patrimonio di vigilanza, che infatti dopo le verifiche della Banca centrale europea è sceso sotto il minimo, imponendo un altro aumento di capitale da un miliardo. Un altro punto sul quale la Consob (Commissione per la vigilanza della Borsa) sta facendo accertamenti è il taglio del valore delle azioni da 62,5 a 48 euro, quel taglio che ha fatto infuriare molti risparmiatori e soci pratesi.

Nella stessa giornata di giovedì il Ministero dell’Economia ha fatto sapere che quando sarà conclusa l’ispezione della Bce su BpVi, lo Stato «valuterà l’adozione di ulteriori azioni sotto il profilo della vigilanza». Nuvoloni neri all’orizzonte.

La risposta dell’ex dg Sorato non si è fatta attendere. Venerdì ha fatto sapere di aver dato mandato ai propri legali di procedere contro gli attacchi del presidente Zonin. Quello che facevamo io e i miei vice, dice in sostanza Sorato, lo sapeva anche Zonin. Anzi sapeva anche di più: «Scelte strategiche compiute nel corso degli anni dall’istituto, in taluni casi espressione del vertice nella sua collegialità, in altri della presidenza nella sua individualità». Insomma, una sorta di “Muoia Sansone con tutti i filistei” che promette di avere ulteriori strascichi. (p.n.)

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