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Prato, un nome scelto per ristoranti e caffè

Prato, un nome scelto per ristoranti e caffè

Camminando per le strade capita spesso di leggere il nome sulle insegne dei locali

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PRATO. Il suo piccolo negozio di bigiotteria e vestiti sorgeva a due passi dal Duomo, in via della Sirena. Quel ricordo della bella piazza pratese che fa tanto cartolina ora è negli occhi di chi entra ed esce dal “Prato coffee”, il negozio che Linda (nome italianizzato), che fa parte della generazione dei “migranti di ritorno”, ha aperto a Li'ao, paesino che ricade sotto la prefettura di Wenzhou.

L’omaggio alla città che fino a due anni fa aveva accolto Linda e il marito è così incorniciato in un quadro che ritrae piazza Duomo appeso nella parete del locale. Abbassata la saracinesca del negozio di via della Sirena, la coppia ha aperto un bar nel paese d’origine che rimanda alla città tessile sia nell’insegna che negli arredi del locale. In fondo, un originale biglietto da visita per parlare di Prato nel Celeste Impero. Durante una delle sue interviste, l’antropologa Sara Iacopini ha raccolto la testimonianza di Linda che due anni fa decise di tornare a casa «un po' perché gli affari non andavano più molto bene, un po' perché la figlia rimasta in Cina doveva essere accudita ma i nonni della bambina erano ormai troppo vecchi». Storie di quella migrazione di ritorno che diventano pane per i denti della ricercatrice pratese. L’insegna del “Prato coffee” svetta su una strada di Li'ao ribattezzata nella traduzione cinese come «la nuova via degli emigranti” dove Prato e l’Italia sono lontane geograficamente ma – come ci racconta Sara - vicine nelle memorie, nei racconti, nell'immaginario, negli stili di vita e di consumo delle persone, spesso anche nella lingua». In zone come Wencheng capita persino d'imbattersi in migranti di ritorno che parlano italiano, talvolta con forti inflessioni dialettali. E nel centro di Wenzhou, in una palazzina a vetri, spunta persino il ristorante “Prato” che serve “western food” (cibo occidentale). «Molti guiqiao (migranti di ritorno, ndr) - racconta la ricercatrice Iacopini - qui stanno aprendo bar, ristoranti che servono cibo italiano e negozi dove vengono venduti prodotti italiani per la cura personale e per la casa». (mar.la)

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