Sicurezza
Per lavorare con la Cina si va al Pin, via al corso Cedic
PRATO. Annamaria fa l’informatore scientifico e tiene d’occhio i più sofisticati prodotti cinesi nel settore medicale. Vittoria lavora invece per posizionare il turismo in Italia sui social media...
PRATO. Annamaria fa l’informatore scientifico e tiene d’occhio i più sofisticati prodotti cinesi nel settore medicale. Vittoria lavora invece per posizionare il turismo in Italia sui social media orientali. Elisa invece, una laurea in lingua cinese in tasca, si occupa di rapporti commerciali con la terra del dragone come dipendente della Mengdi Italia (sede italiana dell’omonima multinazionale cinese). Storie di successo sul diario di bordo del Cedic - corso di alta formazione in cultura, economia e diritto nei processi di internazionalizzazione verso la Cina – attivato dal Pin di Prato con il sostegno del Progetto Prato della Regione Toscana, Comune, Fondazione Cassa di Risparmio di Prato e dell’istituto Confucio di Firenze. Il master che nel corso degli anni ha sfornato un centinaio di manager e professionisti dando loro gli strumenti per relazionarsi con il pianeta Cina, è giunto alla sesta edizione (c’è tempo fino al 25 settembre per le iscrizioni: quota d’iscrizione 3750 euro ma sono previste borse di studio finanziate dagli enti locali) . «In questo momento ci sono molti investitori cinesi interessati all’Italia e alle eccellenze italiane: un’opportunità da cogliere per le nostre imprese», spiega Luisa Bergonzoni, direttore del corso subentrata a Daniela Toccafondi, oggi assessore comunale e “madrina” di questo percorso formativo fin dalla prima edizione. Il corso è destinato a chi opera regolarmente con la Cina o a chi ha intenzione di iniziare a lavorare col mondo cinese: imprenditori, laureati o laureandi, consulenti, manager privati e pubblici. Infine, un’altra novità: entro il 27 settembre è possibile iscriversi al corso di cinese al Pin organizzato in collaborazione con l’istituto Confucio di Firenze, il miglior passaporto per relazionarsi col mercato cinese.
Maria Lardara
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