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Prato

È un giallo la rapina di San Giusto

È un giallo la rapina di San Giusto

La vittima dell’aggressione era stato arrestato l’anno scorso per droga. In Questura sfilano i testimoni dell’agguato

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PRATO. Si chiama Luca D'Alessio e abita a San Giusto, il ventinovenne ferito nella serata di lunedì nel corso di un episodio ancora tutto da chiarire e che al momento è stato classificato come una rapina finita male.

D'Alessio, oggetto di colpi di pistola sparati da almeno due uomini incappucciati, ha riportato la frattura esposta di una tibia ed è stato ricoverato in ospedale. Non è chiaro se la frattura sia stata provocata dalla scheggia di uno dei proiettili o da una caduta durante il tentativo di fuga. Secondo quanto ricostruito finora dalla squadra mobile della polizia, uno degli aggressori avrebbe sparato in direzione di un piede della vittima.

Una rapina anomala, comunque, sia per il luogo dove è avvenuta che per il passato della vittima dell'aggressione. Luca D'Alessio è stato arrestato il 1° ottobre del 2014 in via del Malfante dai carabinieri della stazione di Iolo perché trovato in possesso di 678 grammi di hashish (in parte nascosti nella sua abitazione). A consentire la scoperta della droga fu un cane addestrato del Nucleo cinofili.

Questa circostanza, unita al fatto che secondo gli stessi residenti, il parcheggio in fondo alla strada dove è avvenuto l’episodio viene spesso usato per scambi di droga, potrebbe far pensare a qualcosa di diverso da una classica rapina. Ma è solo una supposizione. Al momento bisogna stare alla versione ufficiale, che è quella di una rapina finita male.

Che non sia stata una discussione poi degenerata lo proverebbe il fatto che gli aggressori, oltre alla pistola (forse una calibro 22), si erano portati dietro i passamontagna. Dunque avevano messo in conto di fare qualcosa e poi fuggire senza mostrare il proprio volto. L'obbiettivo non poteva comunque essere l'Audi A3 di D'Alessio, che è stata ritrovata poco dopo in via Stella Alpina, zona Soccorso, con un finestrino sfondato.

Che in tre, armati, volessero soltanto rapinare un’Audi è un’ipotesi a cui gli inquirenti non sembrano voler dare molto credito. Inoltre non tutti e tre gli aggressori erano a volto coperto. Uno di loro era a volto scoperto, ma la vittima dell’aggressione dice che non lo conosce.

In Questura continuano a sfilare i testimoni per ricostruire la vicenda nella sua interezza. Tra le persone sentite, oltre ai residenti della strada, c’è anche la donna con la quale il ferito ha detto di aver avuto un appuntamento proprio nel parcheggio in fondo alla strada senza sfondo. Non è dato sapere se la donna ha confermato o meno questo particolare.

Paolo Nencioni

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