Attenzione
Santo Stefano, 62 precari rischiano il posto di lavoro
L’allarme di Cgil, Cisl e Uil. Si tratta di infermieri, ostetriche, impiegati e operatori socio-sanitari i cui contratti potrebbero non venire rinnovati
PRATO. Sessantadue posti di lavoro a rischio tra infermieri, operatori socio-sanitari, ostetriche e amministrativi: su ventiquattro contratti a tempo determinato, in scadenza il 15 settembre, otto non saranno rinnovati, mentre altri quarantasei scadranno fra ottobre e dicembre. «Da una parte l'azienda ospedaliera effettua tagli sul personale – commenta Sandro Malucchi Funzione Pubblica Cgil – dall'altra nel bilancio del 2014/2015 ha aumentato le spese per il pasto giornaliero di 6 euro, cifra che in totale si trasforma in 2 milioni e 336mila euro in più rispetto al 2013. Complessivamente le spese non sanitarie sono aumentate di 10 milioni e 494mila euro con il passaggio al nuovo ospedale. Eppure entro dicembre nelle casse dell'azienda entreranno 15 milioni in meno dovuti ai tagli». A preoccupare i sindacati oltre alla perdita di posti di lavoro anche il peggioramento della qualità del servizio. «Da maggio – spiega Massimo Cataldo della Funzione pubblica Cisl – si sono già persi tredici posti di lavoro, a cui vanno sommati gli otto di settembre. Si continua a tagliare sul personale costringendo chi resta ad affrontare turni di lavoro pesanti, la mancanza del recupero psicofisico indubbiamente ha ripercussioni sul servizio». E ancora: prima delle ferie estive i dipendenti che oggi rischiano il posto di lavoro erano parte integrante dell'organico, ora con la riapertura di alcuni reparti e i tagli annunciati la situazione diventerà ancora più pesante. Inoltre il turno di lavoro diurno nella degenza e nelle chirurgie perde un infermiere. «L'Asl ha cambiato il rapporto fra infermieri e pazienti da 2 a 14 a 1 a 14, perché non è più prevista la figura dell'infermiere di setting - spiega Cataldo - Inoltre sempre più spesso ricorre all'uso dello straordinario come strumento di programmazione del lavoro, comportamento illegittimo oltre che dannoso. Come del resto l'utilizzo delle ore di libera professione che ad oggi ammontano a 1.800, utilizzate per coprire i turni mancanti». Secondo il sindacato l'azienda ospedaliera è anche intenzionata a richiamare al Santo Stefano personale attualmente in servizio sul territorio, rendendo scoperte funzioni fondamentali nel nuovo modello di sanità. «L'azienda ospedaliera – spiega Patrizia Pini della Uil – continua a non volere confrontarsi con il sindacato, sistematicamente ci mette davanti a scelte già prese, considerandoci solamente un ostacolo». In attesa di un confronto con le Rsu, Cgil, Cisl e Uil annunciano presidi all' ospedale. «La situazione dei precari è veramente pesante – conclude Malucchi – Al pronto soccorso pediatrico rappresentano il 50% del personale».
Alessandra Agrati
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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