Sicurezza
La destra riprova a commemorare le vittime del Castello
Azione Giovani ha messo un cartello coi nomi dei morti del 1944, dopo che il Comune aveva fatto rimuovere una corona di CasaPound ed Etruria 14
PRATO. Le mettono di notte, le tolgono di giorno. L'angolo del Castello dell'Imperatore, tra la scalinata e il sagrato della chiesa di Santa Maria delle Carceri, è diventato la palestra di un confronto a distanza tra destra e sinistra. Nella notte tra il 7 e l'8 settembre, come si ricorderà, alcuni militanti di CasaPound ed Etruria 14 avevano deposto una corona per ricordare le vittime di un'esecuzione sommaria di presunti fascisti avvenuta nel settembre di 71 anni prima, nel 1944. E il Comune, dopo le proteste di Left Lab, aveva rimosso la corona.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.12063786:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2015/09/09/news/la-destra-commemora-i-morti-fascisti-e-la-sinistra-insorge-1.12063786]]
Nella notte tra il 10 e l'11 settembre la scena si è ripetuta. Stavolta a ricordare i morti fascisti sono stati gli attivisti di un altro gruppo di destra, Azione Giovani, che hanno realizzato un cartello coi nomi di alcune delle vittime del 1944, usando i caratteri tanto cari al Ventennio mussoliniano e a certe curve di ultras di destra, e l'hanno piazzato nello stesso punto dove era stata deposta la corona. Anche di questo cartello non c'è ormai più traccia. Qualcuno l'ha tolto.
"L'odio è rosso, la patria tricolore" hanno spiegato quelli di Azione Giovani nella loro pagina Facebook dove hanno postato anche la foto. "Il comune ha fatto rimuovere una corona posta giorni fa da due sigle di destra per commemorare le vittime dell' "Eccidio del castello". L'odio - dice Azione Giovani - è di chi, a distanza di quasi un secolo, cerca ancora di piegare la storia, la giustizia e la verità ad un proprio bisogno politico. Piegare il ricordo di vite umane al giochetto dei contenitori: quello dei buoni e quello dei cattivi. Succede così che nel 2015 non si possa ancora ricordare chi è morto per mano partigiana, per paura della verità, per paura di inquinare il ricordo di quella fazione della quale una certa sinistra si ritiene erede (e perchè mai?). Utile per ritenersi oggi ontologicamente migliori degli altri. Ed è cosi che in Italia non si può raccontare la storia delle vittime del Castello, delle Foibe, di Norma Cossetto e di Giuseppina Ghersi. È cosi che si applica la censura al film "Il segreto d'Italia. Abbiamo quindi deciso di dare anche il nostro contributo, ricordando a tutti che coloro a cui il partigiano Tantana sparò alla nuca avevano un nome, un cognome e una famiglia".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
