Il Tirreno

Prato

Milano Unica parla italiano: «Servono più stranieri»

di Barbara Burzi
Milano Unica parla italiano: «Servono più stranieri»

I pratesi soddisfatti della fiera del tessile del made in ma chiedono cambiamenti Miliotti: «C’è maggiore interesse sui tessuti. Anche i cinesi sono più attenti»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Il carattere internazionale su cui gli organizzatori e il Governo spingono, non trova riscontro nei corridoi di Milano Unica, dove si continua a sentir parlare soprattutto italiano. Gli espositori pratesi non sono rimasti delusi da questa edizione della manifestazione, in scena al Portello di Fieramilanocity fino a domani sera, ma si lamentano della scarsa affluenza di visitatori esteri, tra i quali a spiccare di più sono stati i cinesi. «L’affluenza di stranieri c’è stata, ma non è sufficiente - dice Riccardo Marini del gruppo tessile Marini Industrie – il fatto che il Governo stia spingendo in questa direzione (e fa bene) un settore che ha preso la botta più forte dalla globalizzazione non significa che la fiera sia internazionale. Qualche cinese in più si è visto, ma qui principalmente la clientela continua a essere italiana».

I buyers europei hanno tempi diversi, non vogliono aspettare la fine dell’estate per vedere le collezioni invernali dei produttori di tessuto. «Se anticipassimo la fiera a luglio sarebbe diverso - continua Marini – basti vedere come ha funzionato bene l’eventodi precollezioni organizzato in meno di un mese e senza tanto preavviso a dimostrazione del fatto che se Milano Unica fosse a luglio non sarebbe così penalizzata da Parigi».

Qualcuno ha obiettato che non è possibile in quanto una scelta di questo tipo significherebbe anticipare a dicembre la presentazione dell’estivo. «Penso sia più importante potenziare i mercati dove Prato è più forte – commenta Alessandro Bresci, direttore della Milior – successivamente si penserà a trovare una soluzione per la stagione estiva individuando delle date che non siano troppo a ridosso del Natale. In questo modo rimarrebbe anche più tempo a disposizione per visitare i clienti in giro per il mondo». Allo stand di casa Milior hanno notato una presenza maggiore di cinesi in fiera, dovuta al fatto che «probabilmente – fa notare Bresci - la contrazione dei consumi li ha spinti a un lavoro di ricerca maggiore sui tessuti per realizzare le loro collezioni». Il patron dell’azienda, Franco Miliotti, fa un bilancio complessivamente positivo di questa edizione: «Siamo soddisfatti di come sta andando anche se trovo che tenere in piedi due fiere tra luglio e settembre diventi un lavoro dispersivo, sarebbe meglio organizzare un’unica manifestazione fieristica anticipando i tempi ». Un principio, quello mirato a non disperdere energie sul lavoro, che vale anche nella produzione. L’azienda punta su tre linee: lana, jersey e stretch. «Vogliamo che i nostri clienti ci identifichino in un prodotto, non si può fare tutto».

La fantasia però non deve mancare e lo stand del lanificio Europa ne è un esempio. «All’interno dello spazio espositivo abbiamo ricostruito la filiera tessile al completo, dal tessuto al prodotto finito - spiega l’imprenditore Luigi Guarducci – il risultato sorprendente è stato un forte interesse per la commercializzazione, in tanti infatti ci stanno chiedendo il capo finito».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa