Il Tirreno

Prato

Uscito dal carcere di Prato "il mostro di Foligno"

Luigi Chiatti
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Luigi Chiatti

Verrà trasferito in una Rems, Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza, ex opg, in provincia di Cagliari. Nel periodo 1992-1993 uccise due bambini, Lorenzo Paolucci e Simone Allegretti. Secondo i giudice è "ancora socialmente pericoloso"

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PRATO. Luigi Chiatti, il "mostro di Foligno", ha lasciato oggi, venerdì 4, il carcere di Prato per essere trasferito in una Rems, Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza, ex opg,  fuori dalla Toscana. Massimo riserbo sulla destinazione. Chiatti ha di fatto terminato di scontare la condanna a 30 anni di reclusione che gli è stata inflitta dalla Corte d'assise d'appello di Perugia (poi diventata definitiva) per gli omicidi di Lorenzo Paolucci (13 anni) e Simone Allegretti (4 anni). Con la sentenza è stata per riconosciuta la seminfermità mentale e la sua pericolosità sociale (confermata a luglio dal tribunale di sorveglianza di Firenze). Di qui la misura di sicurezza che prevede il ricovero in un opg o una Rems per almeno tre anni. Misura comunque rinnovabile.

Al termine di questo primo periodo infatti la pericolosità sociale di Chiatti dovrà essere infatti valutata nuovamente. Chiatti, il cosiddetto Mostro di Foligno, giungerà nel pomeriggio nella Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), in provincia di Cagliari, dove dovrà restare almeno per i prossimi 3 anni dopo che ha lasciato il carcere pratese della Dogaia. La destinazione, secondo quanto si apprende,  stata individuata giovedì sera dopo che era stato scartato il ricovero di Chiatti nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.

"Vorrei parlare con Luigi Chiatti...":  l'auspicio espresso da Luciano Paolucci, il padre di Lorenzo, uno dei bambini uccisi da Luigi Chiatti. Che da tempo ha detto di avere "perdonato" il "mostro di Foligno". "Direi a Chiatti - ha detto Luciano Paolucci all'Ansa - di togliersi di dosso tutte le brutte cose della vita, tutte le difficoltà che ha incontrato. Non c'è bisogno di uccidere". Luciano Paolucci ha detto da tempo di avere perdonato il "mostro". "Ma non perdonerei - ribadisce anche oggi - chi lo dovesse far tornare libero e non perdonerei più Chiatti se accettasse di essere libero. È stato lui infatti a rivelare che avrebbe ucciso di nuovo". Ha invece da sempre scelto la strada del silenzio la famiglia Allegretti. Che anche oggi non  intervenuta sul fine pena di Chiatti.

A parlare è l'avvocato Giovanni Picuti, legale dei congiunti delle due vittime. "Le famiglie Allegretti e Paolucci - afferma - temono che il trasferimento di Luigi Chiatti in Sardegna, all'interno di una residenza sanitaria, costituisca un mero ripiego. Il fatto che si sia scelta un'isola dimostra i timori del magistrato in ordine alla concreta possibilità di recidiva, ma non risolve il problema. L'Ordinamento, prima di sperimentare la guarigione dei criminali psichiatrici, ha il dovere di garantire il loro internamento e l'incolumità delle persone. Siamo di fronte alla manifesta incapacità dello Stato di porre in atto provvedimenti di corretta politica giudiziaria - conclude l'avvocato Picuti - così come ragionevolmente auspicati dalla generalità dei cittadini".

VIDEO / Il padre della vittima: "Spero che i giudici sappiano quello che fanno"

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Chi è Luigi Chiatti. Luigi Chiatti - che oggi, a 47 anni, venne arrestato dalla polizia il 7 agosto del 1993 subito dopo avere ucciso Lorenzo Paolucci, che aveva 13 anni, a Casale, una piccola frazione della montagna di Foligno. L'omicidio avvenne nell'abitazione di campagna dei genitori adottivi del geometra (abbandonato in orfanotrofio dalla madre, subito dopo la nascita). Chiatti colpì ripetutamente Lorenzo con un coltello da cucina. Cercò poi di nascondere il cadavere gettandolo in una scarpata adiacente alla casa lasciando pero' evidenti tracce di sangue. Il corpo di Lorenzo venne quindi ritrovato nel corso delle ricerche avviate da amici e familiari, alle quali partecipò lo stesso geometra, poi bloccato proprio per le tracce lasciate. "L'ho fatto - confessò - perché ero invidioso e lui continuava a vincere a carte". Ma poi cambiò versione. "È stata una scintilla che mi ha spinto a colpire".

Chiatti venne quindi accusato anche di avere ucciso, quasi un anno prima, il 6 ottobre 1992, Simone Allegretti, quattro anni, dopo averlo fatto salire a bordo della sua auto mentre il bambino stava giocando davanti a casa, nelle campagne di Foligno. Lo portò nell'abitazione dei genitori, in città, dove lo molestò sessualmente per poi ucciderlo (prima strangolandolo, poi colpendolo con un temperino) per la paura che la violenza venisse scoperta. Portò quindi il cadavere lungo la strada che conduce alla montagna folignate lasciandolo in una scarpata. Fu poi lo stesso Chiatti a far ritrovare il corpo con una telefonata anonima da una cabina. Qui gli investigatori recuperarono un biglietto con frasi di sfida nei loro confronti firmato "il mostro".

I processi e il carcere. Al termine del processo di primo grado, il 28 dicembre 1994, il geometra venne condannato all'ergastolo essendo stato ritenuto pienamente capace di intendere e di volere. In appello, l'11 aprile '96, la pena venne ridotta a 30 anni di reclusione dopo il riconoscimento della seminfermità di mente. Sentenza confermata in maniera definitiva il 4 marzo 1997 dalla Cassazione.  Il 3 ottobre 2006 Chiatti, grazie all'indulto, benefici di uno sconto sul fine pena, inizialmente previsto nel 2023. Nel luglio 2015 il tribunale di sorveglianza di Firenze confermò la permanenza di Chiatti, espiata la pena, in una casa di "cura e custodia" per almeno tre anni, come già aveva stabilito la Corte d'assise d'appello. Secondo i giudici di sorveglianza, infatti, l'uomo  ancora "socialmente pericoloso": non ha mai rilevato, hanno scritto i periti, "alcun minimo atteggiamento di rimorso o un minimo dolore per i fatti commessi". Nel carcere di Prato - da dove Chiatti non è mai uscito, perché gli sono stati negati i permessi richiesti - si sono recati spesso i suoi genitori adottivi che hanno sempre evitato ogni contatto con i giornalisti.

TIMELINE / Il mostro di Foligno, le tappe

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