Il Tirreno

Prato

Picchiato e maltrattato fugge di casa

Il bimbo cinese di 10 anni si era rifugiato nel vano contatori di un condominio di via Ciliani. Denunciati i genitori

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PRATO. Picchiato e maltrattato a più riprese dai genitori, fino a costringerlo a scappare di casa. E’ la triste storia di un bambino cinese di 10 anni, venuta alla luce grazie all’intervento dei condòmini di un palazzo della zona di via Ciliani che, verso le 23 di lunedì, hanno avvisato il 113. Il bambino si trovava dentro il vano contatori dell'elettricità dello stabile, sopra un giaciglio fatto di fazzoletti di carta. Stava dormendo. Così lo hanno trovato gli agenti intervenuti subito dopo la segnalazione. Il bimbo parlava bene in italiano e ha spiegato di abitare poco distante: era entrato in quel palazzo perché c'era un suo parente, uno zio. Il bambino presentava da percosse sparse sul corpo: a un braccio, a una gamba e al collo.

Quando gli agenti gli hanno chiesto chi lo avesse picchiato, il bambino ha risposto senza esitazione che erano stati i suoi genitori: «Mi danno sempre le botte perché non mi comporto bene», ha detto. I poliziotti sono quindi risaliti prima allo zio del bambino, che abita al terzo piano e all'oscuro che il bambino dormisse nel vano contatori. Lo zio ha quindi contattato i genitori, che sono arrivati dopo pochi minuti. I genitori hanno ammesso di non aver più visto il bambino dalle 16,30 quando si era allontanato da casa. Evidentemente senza preoccuparsene più di tanto.

La polizia ha avvisato il 118 ed il bimbo è stato accompagnato in ospedale per le cure del caso. I medici hanno ipotizzato che le percosse fossero in parte recenti e in parte risalenti a giorni addietro, due tre, forse di più. La prognosi è stata di 15 giorni. Su disposizione dell'autorità giudiziaria, il bambino è stato affidato temporaneamente al personale sanitario in servizio al reparto di Pediatria per tutto il tempo della degenza. Entrambi i genitori, il padre di 40 anni e la madre di 33, in regola col permesso di soggiorno, sono stati denunciati per maltrattamenti in famiglia. «Da quando ci siamo trasferiti nel nuovo ospedale ci capitano in media 10 casi al mese di codici rosa, ovvero maltrattamenti in generale. I bambini sono 1-2 al mese» dice la dottoressa Monica Pieraccioli, che lavora al pronto soccorso proprio all’accoglienza dei cosiddetti “codici rosa”. «Altri casi sono sospetti anche se non dichiarati e manca la chiarezza - prosegue - Noi comunque li segnaliamo ugualmente all’autorità giudiziaria che può intervenire se i casi sospetti si ripetono». La casistica, però, aumenta se si passa dai maltrattamenti all’incuria e alla trascuratezza dei bimbi. «Almeno una volta la settimana ci capitano bambini che magari vengono portati dagli stessi genitori per la febbre o piccoli malesseri e ci accorgiamo che sono sporchi e malnutriti, oppure non si cambiano i pannolini da molte ore o addirittura non hanno neppure la biancheria intima. In questi casi, a differenza dei maltrattamenti veri e propri nei quali la casistica fra italiani e stranieri è metà e metà, si tratta quasi sempre di stranieri e ci troviamo di fronte ad un’ignoranza, un’impreparazione di base al di là dell’intenzione degli stessi genitori».

Francesco Albonetti

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