Il dolore
Piccoli azionisti, Bpvi risponde “picche” alla conciliazione
La decisione è quella di procedere con l’azione legale. Per la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato nuova sede in vista, Piacenti entra nel comitato d’indirizzo ma due membri se ne sono andati da cda
PRATO. Doccia gelata sul drappello di piccoli azionisti Bpvi fortemente determinato a recuperare le somme perse con la svalutazione delle azioni (calate 62 a 48 euro lo scorso 8 aprile) : alla richiesta di negoziazioni assistita (una sorta di conciliazione affidato ai legali delle parti) arrivata nella sede di via degli Alberti il 3 luglio scorso, l’istituto di credito ha risposto “picche”.
«In sostanza - spiega l’architetto Bruno Caparrotti, pratese, tra i primi a dare voce (anche con una pagina Facebook) alla rabbia dei mini azionisti “traditi” - la banca ci ha detto che non ha alcuna intenzione di trattare con noi. E noi - prosegue - che ce lo aspettavamo, ne prendiamo atto e procediamo». La direzione non può essere che una: passare dalla mano tesa all’azione legale vera a propria. «E così sarà» afferma il professionista (12.000 euro di azioni comprate a partire dal 2011) che qualche “sassolino” dalla scarpa se lo toglie.
«E poi - attacca - viste le ultime novità sull’assetto della banca, è dimostrato che non eravamo noi i pazzi a dire che qualcosa, nella gestione, non convinceva proprio». Il riferimento è alle perdite per oltre un miliardo risultate nell’ultima semestrale e la contestuale necessità di procedere con un altro aumento di capitale per un miliardo e mezzo. «Il fatto è - prosegue Caparrotti - che la Banca d’Italia alla fine dell’ispezione, ha obbligato la Bpvi a ripulire il bilancio di oltre 900 milioni di euro, portandoli nelle perdite. Quei soldi rappresentano la cifra che la banca stessa ha dato ai suoi correntisti per acquistare le azioni. Un’operazione decisamente proibita».
DALLA SVALUTAZIONE ALLO SCONTRO: UNA STORIA DI SOLDI E RABBIA
Si sapeva anche qui, a Prato, lontani dal “core business” dell’istituto che parla veneto: a chi chiedeva prestiti o mutui la Bpvi consigliava caldamente di acquistare anche una quota di azioni (il pacchetto minimo era di 100 per 6.000 euro), costo che rientrava nel totale del finanziamento. Da una parte, dunque, il capitale della banca aumentava, ma senza un effettiva entrata di denaro che anzi usciva.
Ed è proprio sulla richiesta di aumento di capitale che l’azionista pratese più grosso - la Fondazione Cassa di Risparmio che ha in portafoglio lo 0,5% delle azioni Bpvi pari a quasi 22 milioni, svalutati di circa 5 con il taglio del valore delle azioni - dovrà decidere a fine settembre quando la presidente Fabia Romagnoli convocherà la riunione con il consiglio d’indirizzo.
Se è già chiaro che molti dei piccoli azionisti declineranno l’invito - per vedersi diminuire ulteriormente il “peso” del pacchetto azionario - in attesa dello sbarco in borsa della banca che dovrebbe avvenire nel primo trimestre 2016, per la Fondazione la partita è aperta. «La decisione dovrà essere presa con il comitato d’indirizzo - afferma Romagnoli - ma è anche evidente che la Fondazione ha avviato già da tempo un percorso di allontanamento dalla banca che non credo si possa arrestare. Detto questo, il nostro obiettivo è quello di tutelare in tutte le forme possibili il nostro capitale». Un “tesoro” non indifferente, pari a 90 milioni di euro circa tutti investiti (molte le obbligazioni) anche nei quasi 22 milioni di azioni Bpvi.
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Un primo passo decisivo per prendere le distanze, anche fisicamente, dalla banca vicentina è rappresentato dal trasferimento delle sede della Fondazione, ora in Palazzo degli Alberti, in un altro edificio. Se ne discute da mesi, il trasloco avverrà a breve, ma ancora manca l’ok definitivo. Due, per ora, le alternative prese in considerazione: alcuni locali della Provincia (Palazzo Novellucci), altri della Camera di Commercio. C’è, tra i soci, chi vuole che la sede resti prestigiosa e chi invece potrebbe “accontentarsi” di un palazzo storico. Sarà comunque la presidente Romagnoli a portare la questione davanti al comitato.
Novità ci sono anche sul fronte delle nomine. Nel comitato d’indirizzo, composto da tredici persone, è entrato dal 17 luglio scorso anche Gianmarco Piacenti della Piacenti spa. La nomina nel comitato d’indirizzo sarà formalizzata la prossima riunione. Usciti, invece, dal consiglio di amministrazione della Fondazione Stefano Ciuoffo, nominato assessore regionale e per questo diventato incompatibile e l’esperto d’arte Fabrizio Moretti i cui molteplici interessi lo hanno portato spesso lontano da Prato.
Il cda, per statuto, può funzionare con un minimo di tre fino a un massimo di sei consiglieri, oltre il presidente. «Anche in questo caso, se sostituire i due membri del cda verrà deciso con il comitato di indirizzo - conclude Romagnoli - Devo però dire che abbiamo lavorato bene anche in cinque».
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