Il dolore
La prof di inglese arriva da Lampedusa
La giovane insegnante prenderà servizio al Marconi a Prato, in Sicilia lascia figlio e marito. Tour de force al Copernico per le assegnazioni a tempo indeterminato e determinato tra caldo e ansia alle stelle
PRATO. La valigia di Ornella è già pronta, il cuore ancora no. Molto probabilmente non lo sarà mai. La giovane professoressa di inglese dallo sguardo sorridente arriva addirittura da Lampedusa: per lavorare a Prato dovrà lasciare laggiù il figlio di 12 anni al padre e ai nonni. La felicità per la sua immissione in ruolo, dopo 15 anni di precariato nella provincia di Agrigento, si somma al dolore per il distacco dagli affetti di casa e alle difficoltà di organizzarsi d’ora in poi.
«Vuol dire che tornerò in Sicilia ogni 15 giorni, la speranza è di rientrare nel piano di mobilità straordinaria così da trasferirsi l'anno prossimo», racconta Ornella, neo immessa in ruolo per la cattedra di inglese all’istituto “Marconi”. La giovane mamma fa parte della carica dei 185 assunti a tempo indeterminato (secondaria di secondo e primo grado, primaria e infanzia) che si sono dati appuntamento nell’aula magna del liceo “Copernico” per la tanto sospirata nomina del ruolo.
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Legittimo coronamento delle aspirazioni di questi precari storici che per tanti anni hanno stazionato nelle Gae (graduatorie e esaurimento) e avevano visto sfumare lo scorso anno il sogno del posto fisso per fare spazio ai vincitori del concorsone datato 2012.
Fa caldo nell’aula magna del “Copernico” e non solo per le alte temperature. L’atmosfera è elettrica, vibrante di pathos: i primi a essere chiamati sono i prof delle superiori per il sostegno, poi a seguire tutti gli altri mentre le nomine nella primaria e nella scuola dell’infanzia vengono posticipate al pomeriggio. Roberto Santagata dell’ufficio scolastico provinciale chiama per nome gli assegnatari del ruolo: via via che la graduatoria scorre e si presentano al tavolo centrale i “predestinati” (devono solo scegliere la sede dell’istituto), si rincorrono gli “in bocca al lupo”, i saluti, gli abbracci dei colleghi.
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Facce sorridenti, occhi che sprizzano l’entusiasmo chi ha tagliato il traguardo che aspettava una vita: i prof reclutati per il posto fisso nell’era della “Buona scuola” si trascinano in via Borgovalsugana mariti e bambini, con passeggino o carrozzina al seguito, catapultati a centinaia di chilometri da casa. C’è chi ha i figli più grandicelli, tanto da permettersi di lasciarli lontano.
Come Rosina Mingacci, calabrese precaria dal 1998, che ha scelto il comprensivo “Marco Polo” per insegnare disegno. «Ho aspettato che i miei figli crescessero per prendere il ruolo e poterli lasciare tranquillamente a casa. Scelta dolorosa ma necessaria: quest’anno nella provincia di Catanzaro, per la mia classe di concorso, c’è stata solo un’immissione in ruolo dopo 7 anni». La professoressa Mingacci dovrà stravolgere la sua vita, a partire dalla ricerca di un immobile in affitto. Intanto però ha detto addio a un precariato quasi ventennale. E non è poco.
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Come per Matteo Betti, pratese, primo nella graduatoria dei docenti individuati da graduatoria ad esaurimento per l’insegnamento delle materie scientifiche col sostegno. «Ho scelto il “Gramsci-Keynes” – racconta - in realtà pensavo di avere il ruolo già l’anno scorso se non fosse stato per i vincitori del “concorsone”». Singolare il suo percorso: con una laurea in scienze forestali in tasca, s’è avvicinato al mondo della scuola dopo aver avuto esperienze di lavoro in cooperative agricole per poi iscriversi all’ottavo ciclo di Ssis (ex scuole di specializzazione) e conseguire così l’abilitazione.
Il sostegno tocca agli altri tre neo immessi in ruolo in graduatoria per la stessa classe di concorso: Paola Papariello, Antonello Baccelliere e Maria Vergata. A metà mattinata sono andate in scena in biblioteca le assegnazioni degli incarichi a tempo determinato per la secondaria di primo e secondo grado, conferiti a un’ottantina di precari.
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