Sicurezza
Così italiani e stranieri si spartiscono i reati
Nello spaccio di droga è un testa a testa tra nordafricani e nigeriani Le rapine in banca sono ancora “made in Italy”, idem la ricettazione
PRATO. «Mi piacerebbe sapere, dati alla mano, il rapporto che c'è tra la delinquenza “nostrana” e quella “estera”. Perché penso che ci mostri una verità lontanamente diversa da quella che fate vedere. Avete mai pensato che stiate involontariamente (spero) contribuendo ad amplificare un già radicato sentimento xenofobo?».
La domanda non è peregrina. Ce la pone un lettore dopo aver scorso le notizie degli ultimi giorni in cui si dà conto di una serie di reati, spesso commessi da stranieri, e in particolare della storia del giovane marocchino arrestato martedì pomeriggio in piazza delle Carceri e fuggito la stessa notte dal Comando della polizia municipale, circostanza che ha fatto infuriare molti altri lettori (il sindaco Biffoni ieri ha detto che il caso è chiuso e che non ci sarà un’indagine interna).
Per capire se gli stranieri commettono, in proporzione, più reati degli italiani conviene partire dalle ultime cifre disponibili, quelle rese note in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, lo scorso gennaio. Bene, nella relazione del procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano c’era scritto che nel corso del 2013, su 9.367 persone indagate, ben 4.833 (dunque più della metà) erano di nazionalità straniera, mentre nel primo semestre del 2014, su un totale di 4.341 indagati, gli stranieri erano 2.410. Accusati di aver commesso reati, ma spesso anche vittime di quegli stessi reati, faceva notare il magistrato.
Questo ancora non ci dice molto, perché l’alta incidenza dei reati commessi da stranieri può dipendere dal fatto che effettivamente ne fanno di più, dal fatto che, oggettivamente, sono più controllati degli italiani, o semplicemente dal fatto che sono mediamente più poveri.
Ma tenuto conto che la popolazione totale della provincia è di 248.000 persone e gli stranieri censiti sono poco più di 43.000, il 17,3% (diciamo al massimo il 25% coi clandestini), se sono indagati per oltre la metà dei reati, sì, si può dire che in proporzione ne commettono più degli italiani.
Anche qui, però, va fatto un distinguo. Storicamente gli stranieri commettono i reati più facili da scoprire. Pensiamo soltanto allo spaccio di droga: prima o poi il piccolo spacciatore viene preso. Molto più difficile cogliere sul fatto il falso dipendente dell’Enel (quasi sempre italiano) che truffa e deruba la pensionata.
Stando alle stime di un investigatore di livello, impegnato da anni sul fronte della lotta al crimine in città (che chiede di rimanere anonimo), nel settore dello spaccio di droga ormai è un testa a testa tra nordafricani, che prediligono hashish e cocaina, e nigeriani, specializzati nell’eroina (vedi l’ennesimo arresto nell’articolo di fianco). I reati predatori di strada (scippi e rapine) sono invece appannaggio dei nordafricani, spesso ai danni di cinesi, e in parte dei nomadi, più spesso furti con destrezza.
Le rapine in banca, agli uffici postali o ai supermercati restano un territorio di caccia riservato agli italiani. Molti stranieri figurano anche nelle statistiche dei responsabili di furti in appartamento, e quelli più in ascesa in questo momento sembrano i georgiani. Per quanto riguarda invece i furti nei supermercati c’è un po’ di tutto, dal pensionato che non arriva alla fine del mese, al cinese ladro seriale di Brunello di Montalcino, all’immigrato fermato con un pezzo di formaggio.
La vera emergenza dell’ultimo anno, in realtà, sono stati i furti sulle auto in sosta, aumentati vertiginosamente, dietro ai quali spesso ci sono tossicodipendenti (italiani) alla ricerca di pochi spiccioli, o balordi, spesso stranieri, che vogliono quegli stessi pochi spiccioli.
Quelli che non figurano nelle statistiche, perché molto difficili da individuare, sono i più pericolosi, vale a dire i ricettatori, senza i quali il ladruncolo non saprebbe che farsene della refurtiva. Ricettatori di collanine d’oro, televisori, telefoni cellulari, anche di auto (spedite all’estero) o di pezzi di ricambio per auto. E questi, secondo gli investigatori, sono in maggioranza italiani.
Paolo Nencioni
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