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Prato

Prato a quota 357 migranti ma di posto non ce n’è più

Un incontro del vescovo Agostinelli con un gruppo di profughi
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Un incontro del vescovo Agostinelli con un gruppo di profughi

Il vicesindaco Simone Faggi che segue per il Comune l’accoglienza: «Possiamo ospitare solo altre sessanta persone».

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PRATO. L’esodo dei profughi che allarma l’Italia e l’Europa ha riguardato in maniera marginale Prato. Dieci migranti sono stati smistati sul territorio martedì 25 ma non si sono fermati, se ne sono andati dopo poche ore. Dunque, se questa immane tragedia si può risolvere con una conta, a Prato a oggi sono presenti 357 profughi. «Questo significa - spiega il vicesindaco Simone Faggi che segue per il Comune l’accoglienza - che abbiamo posto per altre sessanta persone».

Dunque Prato ce la può ancora fare ad aprire le sue porte. Ma - e non è più cosa nuova - ancora per poco. Perché di luoghi - case, ex residence, strutture ex sanitarie - da destinare alla vita provvisoria di chi scappa da fame e guerra non ce ne sono più. Il terzo bando della Prefettura col quale si cercano strutture è andato praticamente deserto: solo un appartamento per 6 persone al Soccorso. E’ il segnale chiaro che a Prato e nella sua provincia i posti sono esauriti. Stop.

«Credo sia arrivato il momento di fare una riflessione seria - è il ragionamento di Faggi - Il sistema dell’accoglienza diffusa, scelto dalla Toscana, ha dato ottimi risultati fino a oggi perché non si registrano situazioni di conflitto. Ma il sistema regge se i numeri vengono rispettati, se non si cerca di collocare il doppio di profughi dove se ne possono assistere la metà. Altrimenti salta tutto».

Nessuno sa quando l’esodo rallenterà o se mai diminuirà «ed è per questo - prosegue il vicesindaco - che dovrà entrare in campo il governo. Se il numero di migranti continuerà ad aumentare (in Toscana si è arrivati a circa 6.000 presenze con la possibilità di aumentare ancora di un migliaio al massimo ndr)si dovrà pensare alla creazione di sei-sette grandi campi di raccolta sul territorio nazionale per provvedere alle prime esigenze di chi arriva per poi organizzare i trasferimenti nel caso sui territori provinciali si apra nuova disponibilità. E’ ovvio - conclude Faggi - che l’eventuale creazione di campi profughi non riguarderà nè Prato nè le piccole realtà. Ma si tratta di una decisione che potrà essere presa solo a livello nazionale». (c.o.)

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