Il Tirreno

Prato

Toscana economia

L’ombra della crisi del colosso giallo sul tessile pratese

Francesco Albonetti
Un'operaia cinese al lavoro in una fabbrica tessile (foto d'archivio)
◗
Un'operaia cinese al lavoro in una fabbrica tessile (foto d'archivio)

Prato, sebbene ancora prudenti nei giudizi gli industriali temono la frenata dell’export del made in Italy, lo stop alle forniture di materie prime e l’euro troppo forte

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. La locomotiva Cina è a corto di carburante e Prato non può non risentirne. Troppo presto per riuscire a capire esattamente quali saranno gli effetti del tracollo economico e finanziario del colosso giallo sulla nostra economia, ma è chiaro che i contraccolpi ci saranno, eccome. Soprattutto in una realtà come il distretto pratese, profondamente legata, nel bene e nel male, con la realtà e la comunità cinese. Più in generale, a tenere col fiato sospeso gli imprenditori al ritorno dalle ferie estive, sono soprattutto gli effetti a catena della nuova "bolla" finanziaria sull'economia internazionale: la moneta cinese (Yuan) che si indebolisce giorno dopo giorno, l'euro che si rafforza nei confronti del dollaro, lo spread che torna ad aumentare. Con tutto quello che ne consegue sull'equilibrio degli scambi commerciali e dell'import-export, che sembrava aver trovato la strada della ripresina all'inizio di quest'anno.

Dalle associazioni imprenditoriali pratesi arriva, per adesso, un messaggio di prudenza: troppo presto per valutare e giudicare, aspettiamo ancora qualche tempo. "La preoccupazione c'è, inutile negarlo - dice il presidente dell'Unione Industriale Andrea Cavicchi - ma è ancora presto per capire gli effetti di questa crisi. Si può intuire che, da un lato, ci saranno ripercussioni sulle nostre esportazioni di prodotti di lusso, come quelli della moda, la fascia alta del made in Italy che da qualche anno attirava il mercato cinese. Dall'altro lato, la svalutazione dello Yuan potrebbe avere contraccolpi sull'importazione di materie prime: la Cina è un fornitore importante, un mercato di riferimento per le nostre materie prime tessili. Bisognerà vedere quanto si protrarrà questa situazione che, certamente, va tenuta sotto controllo. Ma c'è il rischio di fare previsioni allarmistiche".

L'altro aspetto importante, secondo Cavicchi, è la vulnerabilità del sistema italiano rispetto agli sconquassi generali sul mercato azionario e finanziario: "La nostra è ancora un'economia debole, che tende a risentire maggiormente di qualsiasi instabilità di mercato rispetto ad altre economie più forti". Anche da un imprenditore cinese a Prato, Wang Liping, che è anche vice-presidente della Cna, arriva l'invito ad aspettare qualche tempo prima di commentare: "Che dire, è troppo presto. Persino in Cina ancora c'è poca chiarezza sulla faccenda. La cosa sicura è una crisi della produzione, del manifatturiero che si protrae già da qualche tempo, prima ancora della crisi finanziaria".

Roberto Rosati, presidente del consorzio di aziende tessili Pratotrade, paragona la situazione attuale a quella delle alluvioni: "Attualmente è come se stesse piovendo forte e si teme un'alluvione. Prima di vedere gli effetti concreti bisogna aspettare che smetta di piovere. Secondo me ne dobbiamo riparlare fra tre mesi". Poi Rosati ammette che "una svalutazione così non si era mai vista. Non è la crisi dell'economia cinese la novità, visto che se ne parla dall'inizio dell'anno, ma la svalutazione galoppante della moneta e la conseguente rivalutazione di tutte le valute. Non nascondo che preferivamo quando l'euro era molto basso e il dollaro molto forte, favorendo l'export in Cina ma soprattutto un rinnovato interesse dell'economia statunitense nei confronti dei nostri prodotti".

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca