Il Tirreno

Prato

«Luca era stato visitato a maggio e stava bene»

«Luca era stato visitato a maggio e stava bene»

Il dolore composto dei familiari: «Purtroppo è toccato a lui» L’amico ciclista: «Ha detto “che mi succede?” ed è caduto»

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PRATO. «Purtroppo ieri è toccato a lui, non c’è una spiegazione, succede anche ai giocatori di Serie A...». Moreno Castagnoli, padre di Luca, il ciclista di 26 anni ucciso da un malore domenica mattina mentre si allenava a Montignoso, vicino a Massa, insieme a un amico, riassume in poche parole una tragedia che ha segnato una famiglia e un paese, Casale, ora stretto intorno ai genitori e alla sorella minore di Luca.

Si percepisce un dolore intenso, ma composto, intorno all’abitazione di via Borgo di Casale, dove ieri è stata esposta la salma di Luca, trasferita da Massa a Prato dai servizi funebri della Pubblica Assistenza. I vicini si avvicinano in silenzio, e in silenzio danno conforto al nonno di Luca, il viso segnato dalle lacrime, la voce rotta da una perdita innaturale come quella di un nipote.

Il caso di fatto è chiuso. Non sapremo mai con assoluta certezza per quali motivi è morto Luca Castagnoli. Sulla salma non è stata eseguita l'autopsia, per espresso volere della famiglia, che lo ha messo nero su bianco sollevando l'Azienda sanitaria di Massa da eventuali richieste future. Quanto alla Procura apuana, non aveva ritenuto necessario alcun esame. Per questo ieri la Pubblica Assistenza è andata a riprendere i resti mortali del giovane all’obitorio di Massa. Il corteo funebre partirà oggi pomeriggio alle 15 dall'abitazione in direzione della chiesa di San Biagio che dista poche centinaia di metri, in fondo alla strada. La salma verrà tumulata nel cimitero del paese. In assenza di un riscontro medico, la causa del decesso va attribuita a un infarto fulminante.

A questo si è pensato subito dopo la tragedia di Montignoso, e subito dopo si è pensato se tutte le precauzioni fossero state prese per evitarla. Mauro Nesi, il presidente della Ciclistica Montemurlo per i cui colori Luca partecipava alle corse ciclistiche amatoriali, assicura che le visite erano state fatte e che il ragazzo era sano. E anche i familiari confermano. «Aveva sostenuto la visita per l’idoneità agonistica sportiva a maggio - racconta lo zio - e non c’erano mai state avvisaglie di malori o di altri problemi fisici».

Lo zio riferisce anche la testimonianza dell’amico che era insieme a Luca domenica mattina, anche lui di Prato. L’amico dice che lui e Luca hanno percorso la salita della Fortezza a ritmo non sostenuto, ridendo e scherzando. Poi, arrivati in vista dello scollinamento, Luca ha rallentato e ha mormorato: «O che mi succede?». Sono state le sue ultime parole. Subito dopo è caduto sul ciglio della strada e ha perso conoscenza. L’amico ha frequentato un corso di primo soccorso ed è stato lui a praticare le prime manovre di rianimazione quando si è reso conto che la situazione era grave, mentre un’automobilista che aveva assistito alla scena chiamava il 118. Ma si è capito quasi subito che Luca non avrebbe più riaperto gli occhi, come è stato costretto a constatare il medico dell’ambulanza. Lo stesso medico ha insistito perché venisse fatta l’autopsia, ma la famiglia di Luca ha valutato che la risposta nulla avrebbe aggiunto e nulla tolto a una tragedia insopportabile.

Doveva essere un giorno di festa per la famiglia Castagnoli. Proprio domenica cadeva il compleanno del padre di Luca, Moreno. E il figlio, prima di partire per la sgambata in bicicletta, si era raccomandato che prenotassero in un ristorante, voleva mangiare la frittura di pesce in uno degli ultimi giorni dell’estate, prima di partecipare a una corsa amatoriale in notturna, in programma ieri.

Il caso ha deciso diversamente e oggi saranno in tanti a tornare dalle vacanze per dare l’ultimo saluto a Luca, morto mentre faceva i primi passi nella vita.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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