Finanza
Il prete annulla la processione, parrocchiani in rivolta
Malumore a Montepiano per la decisione di don Arian, che alla messa ha detto di non aver ricevuto collaborazione. Tre anni fa negò la comunione a un gruppo di bambini
PRATO. Se tre indizi fanno una prova, si può dire che non corre buon sangue tra don Arian Shkurti e i suoi parrocchiani della chiesa di Santa Maria Assunta a Montepiano (Vernio), l'ultimo paese della provincia di Prato prima del confine con l'Emilia Romagna. I fedeli hanno preso molto male la decisione del parroco di annullare la tradizionale processione del pomeriggio del 23 agosto dopo la festa della Rificolona, che la sera prima aveva attirato nel paese migliaia di persone e si era conclusa coi fuochi d'artificio sul lago Fiorenzo.
I parrocchiani l'hanno saputo dalla viva voce di don Arian alla messa celebrata sabato pomeriggio. Il parroco ha spiegato che quest'anno la processione non si sarebbe fatta, raccontano i fedeli, "perché non c'è stata sufficiente collaborazione da parte dei residenti". Apriti cielo. La notizia si è subito sparsa per il paese e ha fatto montare l'irritazione, perché la processione d'agosto a Montepiano si fa da sempre e i ricordi d'infanzia di molti adulti sono legati alla preparazione di quello che era un appuntamento irrinunciabile.
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Secondo testimonianze raccolte a Montepiano, la "mancata collaborazione" a cui ha fatto riferimento il parroco consisterebbe nella decisione di alcune mamme di non consentire ai propri figli di salire sul carro della processione, vestiti da angioletti, perché il parroco per loro sarebbe troppo severo.
Ma i due indizi a cui si faceva riferimento all'inizio raccontano di un rapporto quantomeno conflittuale di don Arian con la comunità dei suoi fedeli. Nell'ottobre del 2012 nacque un caso quando il prete, alla fine della messa domenicale, negò la comunione a un gruppo di una decina di bambini. "Non vi ho visti a messa e non so nemmeno se vi siete confessati, tornate a posto": questo il tenore del discorso fatto dal sacerdote, che suscitò la proteste dei genitori. L'altro indizio risale all'anno successivo, settembre 2013, quando il signor Alfredo Ferrara, anche lui parrocchiano di Santa Maria Assunta, si presentò al Tirreno per raccontare che don Arian non avrebbe dato l'estrema unzione alla moglie, morta alcuni giorni prima, "perché il prete non si vedeva mai". La Diocesi contestò integralmente la versione dell'uomo, si schierò dalla parte del parroco e minacciò di denunciare il vedovo per diffamazione.
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Ora ecco il caso della mancata processione, che sembra destinato a incrinare ancora di più un rapporto non idilliaco tra il parroco e i suoi fedeli. Che, protetti dall'anonimato, sembrano volersi togliere altri sassolini dalle scarpe. C'è la questione del coro, per esempio, che don Arian non farebbe più cantare in chiesa ("Nemmeno al funerale di mia madre, che era appassionata di musica e ci avrebbe tenuto tanto" racconta una parrocchiana). E qualcuno storce la bocca anche di fronte ai cartelli messi dal parroco sulla recinzione della chiesa: "Proprietà privata". Quella chiesa, dicono, è stata costruita dalla gente di Montepiano dopo la guerra e tutti la sentono come una cosa loro, tanto che alcuni dicono di aver preso l'abitudine di disertare la messa di don Arian per andare a Boccadirio.
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Don Arian è di origini albanesi ed è arrivato a Montepiano nel novembre del 2011 al posto di don Giuseppe Albiero. In precedenza aveva retto la parrocchia dei Santissimi Martiri a Prato ed era cappellano della comunità albanese. Par di capire che abbia un carattere abbastanza rigido, che mal si concilia con i costumi e le usanze dei fedeli affidati alle sue cure, ma finora la Diocesi non gli ha fatto mancare il suo appoggio.
Abbiamo provato a contattarlo per avere una sua versione dei fatti riguardo alla decisione di annullare la tradizionale processione, ma al telefono della parrocchia di Santa Maria Assunta a Montepiano risponde sempre la segreteria telefonica. E’ chiaro che quanto accaduto nelle ultime ore rischia di incrinare definitivamente il rapporto tra il parroco albanese e la comunità dei suoi fedeli.
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