Il Tirreno

Prato

Ippovia, il grande "flop": 180 km di sentieri ma nessuno ci va

Azelio Biagioni
Un trekking a cavallo (foto d'archivio)
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Un trekking a cavallo (foto d'archivio)

Per la Provincia di Prato doveva esere la nuova via al turismo verde ma dall'inaugurazione dei percorsi, tre anni fa, una sola coppia di cavalieri ha pernottato nei punti sosta

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PRATO. Di successo non si può parlare. Vuoi perché è un settore di nicchia, vuoi perché, con questi chiari di luna, possedere un cavallo è un lusso, fatto sta che il progetto dell’Ippovia della provincia di Prato partito nel 2012 sembra essere andato nel dimenticatoio. Un’idea dell’amministrazione provinciale il cui obiettivo era la promozione del territorio grazie alla realizzazione di un percorso fruibile a cavallo, ma anche a piedi o in mountain-bike. Costo complessivo 30.000 euro, finanziati dalla Regione e della Provincia. Ente, quest’ultimo, che fino allo scorso anno, ha erogato contributi al Cai, fra le altre cose, per la manutenzione del tracciato dell’Ippovia.

Non si conoscono, nel dettaglio, i numeri dei cavalieri che percorrono i sentieri immersi nel verde ma a sentire i vari punti sosta lungo sui sei percorsi, in tre anni non c’è stata nessuna richiesta di pernottamento da parte di cavalieri e addirittura in alcune di queste tappe, adeguatamente segnalate sul sito dell’Ippovia, non ci sono nemmeno state soste. Diverso, invece, il discorso per gli appassionati delle due ruote: tanti e in marcia.

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I punti sosta sono agriturismi, aziende agricole e centri ippici che se avessero dovuto aspettare i clienti in sella ad un cavallo avrebbero chiuso da un pezzo. Un progetto, dunque, che non sembra essere decollato e che, a detta di quanti gestiscono i punti sosta, andava portato avanti in maniera diversa. Tra tutti solo uno di questi, l’agriturismo Il Ponticello a Vaiano, in questi tre anni ha registrato una coppia venuta appositamente presso la struttura scegliendola il soggiorno equestre. Non molto.

Ma perché in questo lasso di tempo non ci sono state richieste? Le risposte le provano a dare i gestori dei vari punti tappa. «La cosa non è pubblicizzata – sostiene Alessandra dell’agriturismo Il Ponticello – E inoltre mancano le cartine con i percorsi». «In alcuni tratti i percorsi sono dissestati a causa del passaggio di mountain bike e moto da cross» rincara la dose Mauro Franchi del centro ippico Montalgeto. E poi c’è il discorso, di non poco conto, di quanto costa mantenere un cavallo. «Non tutti se lo possono permettere – spiegano dall’agriturismo Il Ceraio a Vernio – Ma la non riuscita del progetto, che invece era partito alla grande, è la manutenzione assente. Ci sono tratti impraticabili nel percorso dell’Alta Valle del Bisenzio a causa dei rovi che bloccano il passaggio e se non si interviene sarà sempre peggio. Quindi inutile fare pubblicità ad una cosa che non viene curata».

A Cantagallo suona la stessa musica: all’agriturismo “Ponte alla Villa” nemmeno una richiesta da parte dei cavalieri. La melodia, invece, è leggermente diversa all’agriturismo “Selvapiana”, sempre a Cantagallo. Da aprile la struttura ha cambiato gestione e a occuparsene ora è Simone Rossini insieme alla famiglia. «Siamo aperti da poco – spiega Sara, sorella di Simone Rossini – Abbiamo avuto richieste di informazioni e altri si sono detti interessate a fare il percorso. Abbiamo le stalle che vogliamo attrezzare come box dove alloggiare i cavalli. Stiamo puntando proprio su questo tipo di turismo».

L’unico punto sosta “ mosca bianca” è Il Ponticello, gestito da Niccolò Vannocci. Qui due cavalieri hanno pernottato utilizzandola come punto sosta per il percorso dell’Ippovia. Mauro Franchi del centro ippico del Montalgeto è lapidario: «Non funziona nulla». E poi se la prende con quanti vanno sui percorsi con i mezzi da cross rovinando i sentieri. «Le strade sono completamente dissestate – tuona - ci sono rimasti solo i sassi.Se non c’è manutenzione i frutti sono questi».

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