Il Tirreno

Prato

Sacchi neri di rifiuti sembra inciviltà e invece è business

Sacchi neri di rifiuti sembra inciviltà e invece è business

Il ritrovamento di discariche abusive con scarti tessili è l’altro problema dell’estate denunciato dai pratesi

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PRATO. E dopo le perdite d’acqua, i rifiuti. O meglio le discariche abusive di scarti tessili (rifiuti speciali) che in questi mesi compaiono dovunque. E’ l’altro problema che fa infuriare i cittadini che per dovere civico, segnalano. E tanto.

Montagne di sacchi neri sono stati avvistati lungo viale Marconi, le sponde del Bisenzio, al Macrolotto 1, in via Miccine a San Giorgio a Colonica, alle Fontanelle, a Castelnuovo, a Mezzana e dulcis in fundo anche una bella discarica in pieno parco delle Cascine di Tavola.

Sembra inciviltà, invece è business. E sperpero di denaro che questa volta va in capo ai cittadini nella Tares (la tariffa per la raccolta e smaltimenti dei rifiuti nella quale entra ogni e qualsiasi costo venga sostenuto). Due conti li ha fatti Asm: per recuperare le centinaia di sacchi neri lascianti dove capita (60 i siti censiti) la partecipata ha speso 500.000 euro. Un’enormità. E chi è che li lascia lungo le strade quelle montagne di scarti e perché? Si sa anche questo. Lo smaltimento dei rifiuti speciali viene gestito direttamente dai titolari delle imprese che se si rivolgono al gestore ufficiale, Asm, spendono 3.4euro a sacco. Se invece affida il carico di ritagli tessili (i residui delle lavorazioni delle confezioni, speso cinesi) a quegli smaltitori improvvisati che girano coi furgoni nottetempo passando da un’azienda all’altra, il costo si abbatte moltissimo: 50-60 centesimi a sacco. Il perché è chiaro: lo smaltimento avviene a margine della prima strada un po’ fuori mano che il furgone incontra nel suo percorso. E’ stato il direttore di Asm, Sandro Gensini, protagonista di molte riunione in Comune convocate per contrastare il fenomeno, a spiegare qualcosa di più: «Lo smaltimento corretto degli scarti tessili alla fine ha un costo di 4-5.000 euro l’anno. Affrontabile per la maggioranza dei confezionisti cinesi che operano sul territorio. Il fatto è che dovrebbero mostra i documenti che attestano come avviene la produzione. Ed è questo che si vuole evitare». Ecco dunque che le montagne di sacchi neri lasciati per strada sono solo l’ultimo tassello della produzione illegale, quella fantasma che dribbla tasse, contributi, contratti e assicurazione e alla fine anche i costi dello smaltimento.

Comune e Asm hanno cercato di correre ai ripari. Con una task force composta da polizia municipale, Guardie ambientali volontarie e polizia provinciale, una ventina di uomini che hanno iniziato controlli in maniera strutturata. Questo ha significato uscire ogni notte su mezzi adeguati, attrezzati con fototrappole e telecamere con visori notturni, percorrere le strade dei Macrolotti più a rischio per intercettare i raccoglitori di rifiuti abusivi. E il risultato - il primo - è arrivato. Il 20 luglio scorso la polizia municipale ha fermato in via Tettamanti un autocarro con il cassone colmo di sacchi neri. A condurlo due italiani residenti però nel campo nomadi di via Marconi che oltre il sequestro del mezzo rischiano una condanna fino a 2 anni di carcere.

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