Il Tirreno

Prato

Il tormentone estivo: perdite d'acqua e riparazioni-lumaca

Cristina Orsini
Una perdita di acqua in via Fiorentina nell'estate 2014 (foto Batavia)
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Una perdita di acqua in via Fiorentina nell'estate 2014 (foto Batavia)

Fitta la mappa di segnalazioni di cittadini per perdite di acqua sulle quali nessuno è intervenuto per intere settimane ma secondo Publiacqua a Prato gli interventi sono avvenuti nella media di cinque giorni

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PRATO. Un’estate torrida funestata dalle perdite d’acqua e dagli abbandoni, dove capita, dei sacchi neri che contengono scarti tessili. Insomma acqua sprecata e rifiuti abbandonati. Invece della solita canzoncina è stato questo il tormentone dell’estate 2015. Almeno a contare le segnalazioni arrivate in redazione attraverso mail ma soprattutto attraverso i social e Facebook primo tra questi.

Dunque, perdite d’acqua, si diceva: tante, lunghe e con il solito strascico di polemiche per Publiacqua che ripara, sì, ma secondo gli utenti impiega ancora troppo tempo. La geografia delle perdite d’acqua a Prato - e si parla solo di quelle segnalate dai cittadini - è variegata e coinvolge praticamente tutti i quartieri: Mezzana, Santa Lucia, Tobbiana, Grignano, Coiano, Cafaggio, Maliseti, Soccorso, Ciliani e chi più ne ha più ne metta.

Il fatto è che spesso e volentieri l’acqua continua a scorrere per giorni e giorni e a nulla valgono le ripetute segnalazioni al numero verde della partecipata, Publiacqua (800314314) che ha l’onore e il dovere delle riparazioni. Ed è qui che le voci dei cittadini e dei tecnici divergono completamente.

Nell’ultimo report (31 luglio scorso) Publiacqua sostiene di aver fatto 430 riparazioni su 500 segnalazioni di perdite nella sola prima metà di luglio (nell’intero Ato acqua che comprende oltre Prato, Firenze, Pistoia, Chianti, Valdarno e Mugello), con tempi medi di riparazione di quattro giorni. Su Prato - sempre secondo il dossier di fine luglio - gli interventi eseguiti sono stati 86, il 75% dei quali riparati in cinque giorni di media. Pochi, a dir la verità.

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Non la pensano così i cittadini spesso costretti a chiamare i tecnici per un’intera settimana prima di verde risolto il problema. E’ stato il caso, tanto per fare un esempio, della perdita davanti alla Questura (4 luglio scorso) per la quale Daniele Santini, un residente, chiese talmente a lungo - senza ottenerlo - l’intervento della squadra di tecnici che alla fine si mise a bere direttamente dallo zampillo sul marciapiede: «Tanto - disse - l’acqua scorre da talmente tanto tempo che è pulita». Oppure la segnalazione (2 luglio) di un residente in via Gora di Grigano secondo il quale addirittura l’acqua avrebbe continuato a uscire dalle tubatire da un mese. Sia come sia le promesse di Publiacqua su come migliorare il servizio ci sono state.

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E’ storia recente (il 13 giugno scorso), quando il presidente della partecipata Filippo Vannucci venne sentito dalla commissione Urbanistica del Comune di Prato. Fu chiaro su un punto: l’anno scorso le riparazioni avvenivano in tempi dilatati (20 giorni) a causa della scarsa capacità di intervento della ditta alla quale Publiacqua aveva appaltato il servizio riparazioni. Disse anche che dopo la “strigliata” la ditta aveva provveduto ad assumere nuovo personale.

Non solo, promise ulteriori 250.000 di investimenti (750.000 già spesi) per interventi di decompressione (diminuire i dislivelli della rete, una delle cause delle rotture) e la sostituzione (non la riparazione) di quelle parti di tubatura che alla fine cedono in una rete definita dai tecnici «decisamente vetusta». Il lento ma necessario ammodernamento delle rete - disse il presidente Publiacqua - porterà una diminuzione del 18% delle rotture dei tubi.

E i cittadini di Prato attendono speranzosi. Con un ulteriore rassicurazione: l’acqua dispersa a causa di rotture non gonfia le bollette perché non viene conteggiate nei contatori. Le promesse però non finirono lì e riguardano anche la realizzazione della rete fognaria (scarichi) nella zone di Ponte Attigliano e della Bogaia e un calendario fitto di nuovi allacciamenti al Calice. Questi ultimi riguardano almeno 25 nuclei familiari che fino a oggi sono stati costretti ad approvvigionarsi di acqua dai pozzi.

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