Sicurezza
Quell’abbraccio tra madre e figlia arrivato dopo 60 anni
Adriana era stata adottata da piccolissima. Ora ha conosciuto e incontrato la mamma naturale. A ritrovarla sono stati i suoi otto fratelli grazie a una trasmissione televisiva
PRATO. «E' stato come se avessi indossato per tutta la vita un cappotto pesantissimo e improvvisamente mi fosse scivolato via». Gli occhi si inumidiscono, il volto si riga di lacrime, il ricordo di quella sensazione è prezioso e raro. Adriana Migliori, 60 anni, pratese, si riferisce all'incontro con sua madre Aurora. La sua mamma naturale. La donna che lei non aveva mai incontrato e che sognava di conoscere da quando, ventunenne, venne a sapere che Bruno Migliori e sua moglie Erige erano i suoi genitori adottivi. Un incontro che è stato possibile grazie alla trasmissione "Così vicini così lontani" condotta da Albano Carrisi e Paola Perego. La puntata non è ancora andata in onda. I suoi otto fratelli, sparsi per varie città d'Italia, la cercavano da trent'anni ma lei non lo sapeva e anche di questa grande famiglia, che arriva dalle Marche, non aveva notizie.
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Le sue informazioni si fermavano al fatto che era stata adottata dalla coppia pratese e che per i primissimi anni di vita aveva vissuto al brefotrofio di Jesi a cui i genitori, non potendo avere figli, si erano rivolti.
Adriana aveva sempre saputo che sulla sua nascita c'erano dei non detto. «Non esistevano foto di quand'ero piccola. E quando chiedevo qualche immagine del mio battesimo mi veniva risposto che erano state perse. Risposte date a metà e sempre seguite da imbarazzo e silenzio». Oppure. «Ero piccola e nacque una bambina alla cugina di mia madre. Andammo a trovarla e lei allattava la piccola intorno a un nugolo di amiche e parenti. “Mamma, com'era quando mi allattavi?”,chiesi. Scese il gelo. Mamma si mordeva le labbra. Ho avuto quell'immagine davanti agli occhi per anni».Poi la scoperta, terribile. Nel modo peggiore e più banale. «Mi sono sposata giovanissima e a 21 anni avevo già tre figli piccoli. Con l'ultimo in braccio, neonato, andai da un medico specialista di Vaiano. Mamma Erige era originaria di lì, aveva avuto un negozio di parrucchiera per tanti anni. Una conoscente nella sala d'attesa si avvicinò, accarezzo i bimbi piccolissimi e disse "chissà com'è contenta Erige, lei che figli non ne ha potuti avere"».
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Ad Adriana tremavano le ginocchia quando andò dal padre («era con lui che avevo un rapporto di maggiore intimità, confidenza»). «”Babbo, sono stata adottata. Me l'hanno detto, lo so” gli dissi. E lui rispose di getto come se avesse preparato quella risposta per anni: "Tua madre è morta di parto". Poi ogni parola sull'argomento è sempre stata una ferita aperta per loro ed io ho smesso di chiedere. Sono morti entrambi ed io non ho mai saputo niente. Non so neppure quanto sono stata in orfanotrofio. Le foto, quelle che si potevano vedere, cominciano con me a 4 anni al mare. Le altre quelle con i miei genitori che mi vengono a trovare a Jesi sono saltate fuori dopo, quando sapevo già». La mia testa ha cercato di aprire i cassetti della memoria per anni. «E mi è tornata in mente una coppia che veniva a trovarci quand'ero piccola. Amici di mamma e papà, mi veniva detto. Ma lei non faceva altro che scrivere su un blocco e lui faceva domande. Non sembravano i soliti chiassosi amici».
E poi i silenzi, gli abbracci di mamma, rari e con un poco calore, nonostante sapessi che mi voleva un gran bene. E le strane gite a Jesi con la fermata obbligata a quell'orfanotrofio. Suor Maria a cui non si diceva mai di no, il gelato comprato a tutti i bambini e lo sguardo di babbo quando si fermava sui loro volti».
Ho sempre avuto il desiderio di sapere da dove venissi. Chi fossero i miei genitori. Non importava se mi avevano abbandonata, nemmeno che mamma potesse essere una prostituta o una sbandata. A mio marito, ogni volta che in televisione vedevo la trasmissione di Maria De Filippi, chiedevo: «Ma non mi cerca mai nessuno?».
Poi il desiderio, quello che si esprime sempre quando una stella cade nel cielo o quando una ciglia si posa sulle gote e la si soffia via, si avvera. «Mi ha chiamata una giornalista e mi ha detto che mi stava cercando una sorella. L'incontro con lei, dopo ore ad attendere in una stanza di albergo a Roma, la scoperta di avere altri fratelli, ben otto. Il fatto che il maggiore Carlo era morto. E poi, sempre con i tempi televisivi e le pause, la vista della foto di mamma. E la scoperta inattesa che "Sì, era viva. Aveva 88 anni e stava benissimo"». Poi lontano dalle telecamere l'incontro con tutti i fratelli, i loro figli, i nipoti. La scoperta che Aurora aveva perso il marito Guerrino due mesi prima della nascita della figlia Adriana e che dopo il parto (il nome lo aveva dato lei alla bambina) le avevano detto che la figlia era nata morta e che quel fratello maggiore che non c’è più - affidato a dei parenti - aveva capito che in realtà c'era una sorellina che non stava con loro e che invece era stata messa in un orfanotrofio. Verità emerse nelle Marche pian piano. E il mistero, ancora poco chiaro, di quella bimba tolta dalle braccia di sua madre: una giovane donna povera, vedova e già con sei figli. La decisione presa dai fratelli (due sono figli del secondo marito di Aurora) di cercare Adriana.
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E l'arrivo, una settimana dopo le registrazioni della trasmissione, di mamma Aurora a casa della figlia ritrovata. «L'aspettavo in strada. E' scesa dall'auto e l'ho vista. Così esile e così forte allo stesso tempo. Così carina. Ci siamo corse incontro. L'abbraccio, quella sensazione di leggerezza. E l'odore. Lo so, sembro matta, ma io ho riconosciuto l'odore».
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