Sicurezza
E' morto don Alfio, il parroco del giovane Benigni
Originario di Forlì, aveva 97 anni e dal 1945 fino a pochi anni fa ha retto la parrocchia di Vergaio. Si è spento nel corso della notte
PRATO. Diocesi in lutto per la scomparsa del decano dei sacerdoti. Nella notte fra martedì e mercoledì, all’ospedale Santo Stefano, si è spento il canonico Alfio Bonetti. Aveva 97 anni. Fino al 2007, per ben 62 anni, è stato la guida spirituale della parrocchia di San Martino a Vergaio, dove arrivò nel 1945 e dove ha continuato a vivere anche dopo aver lasciato l’incarico di parroco.
Don Alfio è stato, dunque, anche parroco di Roberto Benigni, che da giovane abitava in paese insieme alla famiglia. I funerali del sacerdote saranno celebrati giovedì 13 agosto alle 10,30 nella chiesa di Vergaio dove, dal pomeriggio di martedì, è stata esposta la salma.
Don Alfio era nato a Forlì il 28 maggio 1918 e trascorse l’infanzia a Figline di Prato, dove il padre si era trasferito per andare a lavorare in una manifattura di stufe. Il genitore era un fervente “mazziniano e repubblicano” e nessuno credeva al desiderio del giovane Alfio di voler farsi prete. Lo stesso padre non la prese troppo bene, opponendosi a lungo. A spuntarla fu però il parroco di Figline, al termine di discussioni con il genitore. Purtroppo, il papà morì di lì a poco e l’intera famiglia fece ritorno in Romagna. Ma a Forlì giunse una lettera: al giovane Alfio veniva concessa una borsa di studio da parte del seminario. Alfio Bonetti venne ordinato presbitero nel 1941 ed il suo primo incarico fu alla parrocchia di San Giusto.
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Nel 1945 la nomina di parroco di Vergaio. Nel 2007, quando il sacerdote lasciò l’incarico, l’allora vescovo Gastone Simoni volle nominarlo “parroco emerito”, al momento del passaggio di testimone con l’attuale parroco don Rudy Lafazia. Tante le opere portate avanti a Vergaio dal sacerdote che, con impegno, promosse la costruzione della nuova chiesa, del circolo parrocchiale, della cooperativa di consumo e della scuola materna. Il prete è stato pure il parroco di giovane Roberto Benigni. A tal proposito il sacerdote è sempre stato schivo nei confronti dei cronisti che gli chiedevano di raccontare aneddoti sul quel parrocchiano che un giorno sarebbe diventato Premio Oscar. L’unica intervista rilasciata su Benigni la concesse nel 1999 a “Toscana oggi” dove raccontò di quando Benigni frequentava il gruppo parrocchiale e lo definiva “Vivace e furbo”.
Al settimanale, il canonico Bonetti, riferì di quando insegnante di religione all’istituto commerciale Datini riuscì ad accogliere il giovane Roberto nella scuola, convincendo la preside quando le classi erano ormai formate. La madre del futuro premio Oscar, «voleva che continuasse a studiare ma non gli aveva trovato una scuola adatta», raccontò tra i vari ricordi don Alfio a Toscana Oggi. Un parroco che non faticava a rimproverare il Benigni prima maniera, per via dei suoi spettacoli infarciti di un linguaggio che al sacerdote proprio non andava giù. Nel 1991 l’attore si presentò dal parroco e gli comunicò la sua intenzione di sposarsi in chiesa.
“L’attore voleva fare tutto in gran segreto – ricordava don Alfio a Toscana oggi – E così facemmo anche per le pubblicazioni. Mi raccontò che in quel periodo stava leggendo il De Civitate Dei di Sant’Agostino. Il vero volto di Benigni – confidò il parroco a Toscana oggi – lo scoprii in quei giorni e son convinto che il vero fondo del Benigni non è l’essere buffone. Si sposò in un convento dove era suora la zia di sua moglie. Mi telefonò il 31 dicembre 1991 dicendomi che l’indomani potevo dare la notizia. Quando dissi in chiesa che Roberto e la compagna Nicoletta si erano sposati il 26 dicembre sembrava la scena di un film con gente che scappava di qua e di là per andare a telefonare”
. E dal canto suo Benigni nei suoi spettacoli ha spesso ricordato la figura del suo parroco e insegnante di religione. Alla fine dello scorso anno il vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, scrisse una lettera all’attore dopo uno suo spettacolo sui dieci comandamenti. “La saluta con me don Alfio Bonetti, il suo parroco di gioventù a Vergaio – si legge nella lettera che del presule indirizzata a Roberto Benigni - Nello spettacolo lei lo ha un po’ bonariamente 'canzonato'. Don Alfio, dall'alto dei suoi 96 anni, con la sua ironia toscana, le avrà sicuramente risposto per le rime! Ma, ne sono sicuro, con l'affetto di sempre, che lo lega a quel ragazzo speciale che dal piccolo paese ha fatto il giro del mondo. Grazie di cuore. La aspetto a Prato". Non è escluso che a Vergaio arrivi anche il Premio Oscar per prendere parte alle esequie del suo anziano parroco.
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