Il dolore
Capriolo a spasso in viale della Repubblica
L'animale provoca un incidente e poi scappa nel giardino della chiesa dell'Ulivo. Narcotizzato, viene salvato e liberato a Figline
PRATO. E’ una storia degna di Walt Disney. C’è il lieto fine e ci sono tanti personaggi buoni. E anche chi, ha imbracciato il fucile - questa volta - l’ha fatto a fin di bene. Sono da poco passate le 15 di lunedì 10 agosto e Francesca Mariotti, commerciante e amante degli animali, sta facendo benzina al distributore “Esso” di viale della Repubblica. Abita nella zona e chiacchiera del più e del meno con il benzinaio. Sentono un tonfo. Qualcosa ha urtato un’auto che transitava sul viale. «Un cane», grida la conducente che scende dall’auto col viso bianco come un cencio. No, non è un cane. E’ un capriolo. Un capriolo in mezzo a palazzi, uffici, case e negozi. E’ sceso dai monti della Calvana, probabilmente.
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La zona pedecollinare dista più o meno un chilometro di nient’altro che cemento. «Io - racconta Francesca – ho guardato il benzinaio e gli ho chiesto: “hai visto anche tu? Non è che ho le allucinazioni”. Non era un cane, era un capriolo ed io l’avevo visto bene». Mentre la conducente ancora incredula aspettava la polizia municipale Francesca si è invece messa a cercare l’animale che nel frattempo era fuggito terrorizzato. Sapeva che in quella zona, dietro il distributore c’era un campo incolto e forse l’ avrebbe trovato. Forse ferito. Ha chiesto ai passanti e, dopo un’ora di ricerche, convinta che non potesse essere altrove, è riuscita a trovare il capriolo. Era nel giardino dietro la chiesa della Madonna dell’Ulivo. La rete di recinzione del giardino della chiesa gli aveva bloccato le vie di fuga e lui, terrorizzato, correva avanti e indietro. Francesca Mariotti ha quindi chiamato la polizia provinciale e la polizia municipale. Pochi minuti e tutti erano lì. A sbarrare le vie d’uscita all’animale che andava catturato. Ma come fare? Nel frattempo sono arrivati il veterinario e l’uomo che avrebbe dovuto sparare il narcotico.
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L’animale era errorizzato, non si fermava un attimo. Si è temuto che gli scoppiasse il cuore. Prima si è deciso di provare a sparare da una finestra della chiesa. Mauro Torlai col fucile in mano, in piedi su una sedia, ha provato a prendere la mira. Ha sparato il primo colpo. Non lo ha preso. Ha riprovato ma anche in questo caso la puntura di narcotico ha solo sfiorato il capriolo. Si temeva che il capriolo potesse morire per il terrore. Ecco quindi che si è deciso di cambiare posto. Torlai si è nascosto dietro un muretto della chiesa ma l’animale non si avvicinava. Impossibile prenderlo. Non rimaneva che il tetto. Torlai con un agente della Municipale è quindi salito sul tetto della chiesa. Ecco. Era questo il punto giusto ma il capriolo sembrava sentisse l’odore e non ne voleva sapere di passare di sotto.
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Forse dopo un po’ si è abituato o forse era talmente stremato che ha abbassato le difese. E’ passato sotto il tetto e Torlai ha sparato. Preso. Ma la siringa si era sfilata di nuovo, il capriolo aveva saltato con due balzi l’agente della provinciale ed era fuggito lungo l’asfalto. Ma ormai il narcotico gli scorreva nelle vene. L’unico problema era che potesse urtare un’auto. Creare un nuovo incidente stradale. C’era la certezza che il narcotico fosse stato somministrato, la siringa era vuota e quindi si sapeva che l’animale si sarebbe addormentato da lì a poco. Ma dove? Gli agenti della polizia municipale e dalla provinciale hanno cercato nella zona e in un campo che si trova a poche decine di metri dalla chiesa. E proprio lì, in mezzo alle sterpaglie, è stato trovato da dei cagnolini che erano nel quartiere - poco lontano - a passeggiare con i padroni. Lo hanno individuato che barcollava tanto da farsi prendere dalla guardia provinciale. Aveva gli occhi terrorizzati, non sapeva che quella sarebbe stata la sua salvezza. Ha pianto. La veterinaria lo ha sedato di nuovo. Alle 19 della sera è stato liberato. Nella zona sopra Figline. Lì c’è acqua e vegetazione e tanto spazio per correre. Senza pericoli né auto.
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