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Prato

Toscana Energia: la protesta dei lavoratori

Toscana Energia: la protesta dei lavoratori

I sindacati contestano la mancanza di garanzie per il personale in vista di passaggi fra aziende

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PRATO. Le lavoratrici e i lavoratori di Toscana Energia, nonostante l’ormai avanzato periodo feriale, hanno partecipato in massa alle assemblee convocate dalle segreterie regionali di Filctem Cgil/Femca - Cisl/Uiltec - Uil e tenutesi a Firenze e a Pisa, e hanno deciso compatti (1 solo voto contrario e 6 astenuti) dì avviare le procedure per la proclamazione di un pacchetto di ore di sciopero e per la messa in atto di tutte le iniziative di informazione-sensibilizzazione delle istituzioni e della cittadinanza. Toscana Energia è l’azienda che svolge l’attività di distribuzione del gas in una larga parte del territorio della Toscana. Il capitale sociale è posseduto dai 91 comuni soci che, a partire dai Comuni di Firenze, di Pisa, di Pistoia e Empoli (attraverso Publiservizi), ne detengono la maggioranza assoluta e da ltalgas. Occupa oltre 400 dipendenti. «La mobilitazione dei lavoratori di Toscana Energia trae origine - dicono dal sindacato - dalla “posizione incomprensibile, contraddittoria e di totale chiusura al confronto” che l’azienda ha tenuto nel corso dell’incontro promosso dal sindaco di Prato Biffoni tra le aziende interessate all’avvicendamento nella gestione del servizio gas nel comune (Toscana Energia e Estra) e le Rsu delle due aziende insieme alle organizzazioni sindacali di categoria e che si proponeva l’obiettivo di approfondire le tematiche delle procedure e delle garanzie per il personale che, in virtù delle gare che entro fine anno si avvieranno sul territorio regionale e di quella già svolta, potrà transitare da un’azienda all’altra».

«Il tema delle tutele dei lavoratori e della sicurezza e qualità del servizio - proseguono i sindacati - è un tema che le organizzazioni sindacali di categoria e confederali pongono ormai da tempo, in presenza di una normativa che, anche a seguito di successive stratificazioni, presenta molti punti di incertezza interpretativa e di contraddizione e che espone i lavoratori a pesantissimi rischi e danni economici. Infatti molti lavoratori si stanno già trovando, e si troveranno sempre in maggior numero, a dover cambiare, nel passaggio tra un’azienda e l’altra, il proprio istituto previdenziale da Inpdap a Inps perdendo la possibilità di accedere alla pensione anticipata con i requisiti previsti dall’attuale normativa e saranno dunque costretti, a meno di costosissime ricongiunzioni dal costo di molte decine di migliaia di euro, a perdite importanti del valore della pensione o a dover restare a lavoro fino a 10 anni in più rispetto ad un collega non interessato dal provvedimento. In più, pur continuando a svolgere la stessa attività nello stesso luogo e nello stesso impianto, saranno considerati a tutti gli effetti “nuovi assunti” con la perdita di diritti e tutele normative legate all’anzianità lavorativa».

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