Sicurezza
La protesta dei lavoratori di Toscana Energia
Prato, dopo l'assemblea convocata da rsu e sindacati, deciso un pachetto di ore di sciopero: viene contestata la mancanza di garanzie per il personale in vista di passaggi fra aziende
PRATO. Le lavoratrici e i lavoratori di Toscana Energia, nonostante l’ormai avanzato periodo feriale, hanno partecipato in massa alle assemblee convocate dalle segreterie regionali di Filctem Cgil/Femca - Cisl/Uiltec - Uil e tenutesi ieri, venerdì 7 agosto, a Firenze e a Pisa, e hanno deciso compatti (1 solo voto contrario e 6 astenuti) dì avviare le procedure per la proclamazione di un pacchetto di ore di sciopero.
Toscana Energia è l’azienda che svolge l’attività di distribuzione del gas in una larga parte del territorio della Toscana. Il capitale sociale è posseduto dai 91 comuni soci che, a partire dai Comuni di Firenze, di Pisa, di Pistoia e Empoli (attraverso Publiservizi), ne detengono la maggioranza assoluta e da ltalgas. Occupa oltre 400 dipendenti.
La mobilitazione deì lavoratori parte - spiegano i sindacati - dalla “posizione incomprensibile, contraddittoria e di totale chiusura al confronto” che l’azienda ha tenuto nel corso dell’incontro promosso dal sindaco di Prato Matteo Biffoni tra le aziende interessate all’avvicendamento nella gestione del servizio gas nel comune (Toscana Energia e Estra) e le rsu delle due aziende insieme ai sindacati di categoria e che si proponeva l’obiettivo di approfondire le tematiche delle procedure e delle garanzie per il personale che, in virtù delle gare che entro fine anno si avvieranno sul territorio regionale e di quella già svolta, potrà transitare da un’azienda all’altra.
Il tema delle tutele dei lavoratori e della sicurezza e qualità del servizio è un tema che i sindacati di categoria e confederali pongono ormai da tempo, in presenza di una normativa che presenta molti punti di incertezza interpretativa e che espone i lavoratori a pesantissimi rischi e danni economici.
"Molti lavoratori si stanno già trovando, e si troveranno sempre in maggior numero, a dover cambiare, nel passaggio tra un’azienda e l’altra - affermano i sindacati - il proprio istituto previdenziale da Inpdap a Inps perdendo la possibilità di accedere alla pensione anticipata con i requisiti previsti dall’attuale normativa e saranno dunque costretti, a meno di costosissime ricongiunzioni dal costo di molte decine di migliaia di euro, a perdite importanti del valore della pensione o a dover restare a lavoro fino a 10 anni in più rispetto ad un collega non interessato dal provvedimento". In più, pur continuando a svolgere la stessa attività nello stesso luogo e nello stesso impianto, saranno considerati a tutti gli effetti “nuovi assunti” con la perdita di diritti e tutele normative legate all’anzianità lavorativa.
Ai lavoratori e alle lavoratrici di Toscana Energia è apparso contradditorio il comportamento della propria azienda che ha prima condiviso la dimensione dei problemi evidenziati dai sindacati ma ha poi rifiutato ogni tavolo di discussione richiesto chiesto da sindacti e istituzioni per trovare le soluzioni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
