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La richiesta di aiuto dei commercianti

La richiesta di aiuto dei commercianti

Aveva trovato un uomo con il laccio emostatico vicino al braccio, ancora intorpidito per il buco che si era ancora fatto. Sdraiato sotto la struttura liberty di piazza Lippi. Patrizia Ferraboschi,...

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Aveva trovato un uomo con il laccio emostatico vicino al braccio, ancora intorpidito per il buco che si era ancora fatto. Sdraiato sotto la struttura liberty di piazza Lippi. Patrizia Ferraboschi, dell’omonimo pastificio, non aveva ritenuto neppure di chiamare l’ambulanza si era limitata a spostarlo. Ormai avvezza. “L’ho guardato e ho pensato che entro poco si sarebbe ripreso”, aveva raccontato.

Lì sotto aveva apparecchiato per la cena organizzata per il giovedì del cittadino. Ormai con il negozio nella zona calda della città si è abituata anche a capire quando serve il medico e quando invece non è necessario.

E proprio domenica dalle pagine del Tirreno, insieme ai commercianti rimasti con le saracinesche alzate, aveva chiesto che si facesse qualcosa per migliorare la situazione. E che una città non poteva accettare di avere una parte del centro storico così degradata e che i locali “etnici” (ma che etnici non sono) potessero rimanere aperti solo per fare da copertura a un’attività di spaccio evidente. Come se fossero poliziotti, i commercianti erano stati in grado di spiegare come funzionava: la telefonata, l’appuntamento con il cliente e il passaggio della droga. Tutto senza nemmeno cercare di nascondersi. E avevano chiesto l’aiuto della prefettura e delle istituzioni perché i controlli dei vigili non erano sufficienti.

Oggi è arrivata la risposta. Una risposta che non è diretta conseguenza della domanda ma che può aiutare a non rassegnarsi. Se questo caso non rimane isolato e diventa un modo per combattere la criminalità. Almeno sotto il campanile.

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