Italia
Droga in centro
PRATO. Prima ha venduto 1,4 grammi di eroina a Marco. Poi, ha preso appuntamento con Davide e gliene ha consegnata 1,22 grammi. Michael Ugboke, 29 anni, non aveva fatto però i conti coi poliziotti...
PRATO. Prima ha venduto 1,4 grammi di eroina a Marco. Poi, ha preso appuntamento con Davide e gliene ha consegnata 1,22 grammi. Michael Ugboke, 29 anni, non aveva fatto però i conti coi poliziotti della mobile che, passo dopo passo, stavano fermando i suoi clienti. Quando Michael, 29 anni,originario della Nigeria, senza fissa dimora e con il permesso di soggiorno scaduto è stato fermato, aveva già una denuncia di spaccio sulla testa. E’ stato necessario aspettare qualche ora per spazzare via l’”attenuante” di lieve entità perché Michael, nel retto, aveva altri 42,27 grammi di eroina suddivisi in 19 ovuli pari a 57 dosi di droga.
Questa volta non si potrà dire che Michael tra due ore sarà di nuovo fuori. Il giudice Luca D’Addario ha sposato la nuova linea dura della procura, rappresentata dal sostituto Antonio Sangermano, e il giovane, entrato in Italia come richiedente asilo, aspetterà il processo in carcere. E non ha potuto patteggiare.
Perché Michael è sì un povero cristo che vendeva fazzoletti davanti a un bar in via della Repubblica, è sì l’ultimissimo anello di una lunga catena dello spaccio ma è anche uno spacciatore che, come recita il verbale di arresto firmato da Sangermano, uno spacciatore professionale. Una di quelle persone (come ha convenuto anche il giudice) che se lo rimetti fuori riprende a spacciare o, per dirla con le parole del diritto, “a reiterare il reato”.
Il giovane nigeriano non aveva precedenti ma aveva due cellulari di ultima generazione con cui teneva i contatti con i clienti e che hanno continuato a squillare anche quando dall’altra parte rispondevano i poliziotti, e volontariamente o meno faceva parte di quella rete di pusher o, come sostiene nella propria richiesta di misura cautelare la procura, uno dei cosiddetti “ovulatori” nigeriani al servizio dei narcotrafficanti internazionali che inondano il territorio di eroina, spesso letale per chi la assume.
E questa inondazione del territorio di eroina, che Michael, come molti altri rappresenta, si vede bene in città. Con lo spaccio in piazza Mercatale dove il giovane è stato fermato, in pieno giorno incurante che a due passi ci sia la guardia di finanza o che il passaggio di mano della droga sia visto da tutti i passanti. Un’inondazione così sotto gli occhi di tutti da aver trasformato la vita di un quadrante del centro storico (dal Serraglio fino a Santa Margherita passando per via Santo Stefano) in un outlet della droga. Ugboke quindi rimarrà in carcere perché su di lui convergono una serie di fatti ineludibili, dall’assenza di un’abitazione che fa escludere gli arresti domiciliari fino alla quantità importante di droga trovatagli addosso, ma anche perché è uno dei tanti che i pratesi continuano a veder rispondere a telefono, fissare un appuntamento, vendere la droga stazionando in città.
Una situazione che, tra l’altro, come ammette anche l’avvocato di Michael, Stefano Lorenzetti (che ha chiesto il rito abbreviato e l’esame della sostanza) sta aumentando negli ultimi mesi.
Un mercato della morte che necessità di uno Stato che si fa sentire per non avere, come chiedono a gran voce i residenti e i commercianti del centro, zone franche all’interno della città dove, perfino sotto il campanile o davanti a chiunque, si compiono reati. Una, due, tre, quattro volte con - di fatto - un’impunità che fa male. «Non riuscivo a vivere vendendo fazzoletti. Avevo bisogno di un tetto e con l’arrivo dell’inverno non avrei saputo dove dormire: ho cominciato un mese fa ma solo perché avevobisogno dei soldi per l’affitto», avrebbe riferito il giovane al giudice e, prima, al suo avvocato. Ma il dramma vero è che, come a un ufficio di collocamento, l’offerta per fare soldi velocemente l’ha avuta subito. Senza attendere. Anche questo è Prato.
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