Profughi, tregua negli arrivi fino a Ferragosto
Il sindaco di Prato Matteo Biffoni chiede al governatore Rossi che i cento sindaco toscani che non hanno ancora accolto migranti "facciano la loro parte"
PRATO. Stop nell’accoglienza fino a dopo Ferragosto a Prato e Firenze. Se il flusso di arrivi e di ospitalità dovrà poi continuare, entreranno in pista i cento comuni (su 200 totali in Toscana) che ancora non hanno aperto le porte ai migranti in fuga da fame e guerra. E’ questo il risultato dell’incontro che i sindaci toscani hanno avuto nell'incontro di oggi, mercoledì 5 agosto, con il governatore Enrico Rossi.
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Per Prato erano presenti il sindaco Matteo Biffoni e il vicesindaco Simone Faggi. Netto Biffoni: «Prima di tutto - ha detto - è assolutamente necessario un po’ di respiro negli arrivi perchè le situazioni più problematiche si registrano nei comuni più grandi». Quindi Prato e Firenze che accolgono rispettivamente 330 e circa 1.000 profughi.
«Una pausa necessaria - ha proseguito - per garantire la tenuta dell’intero sistema che oggi è fortemente in sofferenza». Non è questione di numeri - ha sottolineato Biffoni - ma della capacità dei gestori dell’accoglienza di garantire un servizio professionale ed afficace e di garantire sistemazioni consone. Dunque, come annunciato, Prato ha detto “basta”.
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E’ stato Rossi a ribadire che «il modello toscano dell’accoglienza diffusa (quote di migranti in ogni provincia ndr) funziona». Ma ha anche aggiunto che l’accoglienza «deve essere umana nei confronti di chi viene ma anche di accoglie». Quindi la necessità forte è di evitare, come avvenuto fino a oggi, conflitti sociali. «Un risultato - ha aggiunto Biffoni - che si ottiene solo se si allargano le maglie dell’accoglienza diffusa e se anche i sindaci delle cento città toscane che non hanno profughi faranno la loro parete».
Da parte sua Prato si sta muovendo anche sul fronte dell’accoglienza ordinaria «per riuscire a inserire persone - ha spiegato il vicesindaco Faggi - in percorsi più strutturati e fuori dall’emergenza attuale». Prato in un anno è riuscita a “spostare” settanta migranti su percorsi di accoglienza nazionali. «E altri otto - ha proseguito il vicesindaco - dovrebbero presto lasciare Prato».
Si tratta di donne di nazionalità nigeriana che verranno inserite in strutture per sole donne sparse su quasi tutto il territorio nazionale. Se gli inserimenti nei circuiti di accoglienza ordinaria proseguiranno, verrà liberata la palazzina ex Anci che il Comune ha messo a disposizione per l’ospitalità.
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