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Prato

verso il patteggiamento

Bancarotta Stefan Domiciliari revocati per Stefania Videtta

Bancarotta Stefan Domiciliari revocati per Stefania Videtta

PRATO. A pochi giorni dal padre Giuseppe revocati gli arresti domiciliari a Stefania Videtta, anche lei amministratrice, per un periodo, della Stefan, la catena di grandi magazzini ora in...

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PRATO. A pochi giorni dal padre Giuseppe revocati gli arresti domiciliari a Stefania Videtta, anche lei amministratrice, per un periodo, della Stefan, la catena di grandi magazzini ora in amministrazione controllata dopo l’emersione di un dissesto milionario. Indagata per bancarotta fraudolenta e frode fiscale era agli arresti domiciliari dall’aprile scorso.

All’epoca aveva risposto al giudice e raccontato la sua verità nell’inchiesta sulla presunta bancarotta del gruppo Stefan e fin da subito aveva negato ogni sua responsabilità. Stefani Videtta aveva dichiarato di non aver preso parte ad alcuna scelta sulla gestione dei negozi, ma di aver solo preso atto di decisioni che venivano prese da altri. La Procura che aveva evidentemente in mano delle carte, tra cui dichiarazioni e intercettazioni telefoniche, aveva invece convinto il magistrato a chiedere la misura cautelare degli arresti domiciliari, sulla cui fondatezza il pubblico ministero ha insistito in aula, mentre il difensore aveva chiesto l’annullamento della misura.

Il padre nei giorni scorsi sentito dal giudice aveva ammesso le sue responsabilità alleggerendo la posizione della figlia che ha presentato una memoria in cui spiega che non aveva piena coscienza della situazione in cui versava la società ribadendo che, di fatto, eseguiva quanto deciso dal padre. Una posizione che comunque non la esonera, come amministratrice, dall’obbligo di garanzia e di vigilanza. Gli avvocati che la difendono, Costanza Malerba e Federico Febbo, è probabile presenteranno a settembre istanza di patteggiamento.

L’inchiesta, la chiusura delle indagini è di fine giugno, avrebbe ricostruito una distrazione per il 2012 di oltre due milioni di euro, e di 30mila euro per l’anno 2013, anno in cui è stato dichiarata l’insolvenza.

(ile.r.)

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