Il Tirreno

Prato

«Una bravata di chi cerca attenzione»

Roberto Rospigliosi, pedagogista e residente nella zona, aveva segnalato le scritte sul tabernacolo

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PRATO. Hanno postato la foto dell’edicola sacra piena di scritte inneggianti a Satana sul proprio profilo Facebook ed hanno inviato l’immagine al Tirreno. Lo hanno fatto Caterina Ponzecchi e Roberto Rospigliosi, entrambi indignati per aver visto deturpato il tabernacolo di Santa Cristina in via per il Poggio Secco.

Roberto Rospigliosi, comunque, ci scherza sopra anche se non più di tanto: «Ringrazio i satanisti per il loro gesto – dice – magari ora il Comune si accorge che esiste anche questa parte di Prato e provvederà a sistemare la strada dove le buche sono grandi come crateri e dove sulla terrazza di villa Benelli di asfalto non c’è rimasto più nulla».

Roberto Rospigliosi, pedagogista, ha notato le scritte che richiamano a simboli satanici e che qualcuno ha impresso sul tabernacolo e che il giorno seguente alla scoperta è stato ripulito. «Da chi? Forse da qualche persona di buona volontà della zona che ha pensato di togliere quelle offese davanti all’immagine sacra», risponde Rospigliosi. Per lui quei simboli apposti sull’edicola sacra (il numero 666, due croci rovesciate, una svastica, una stella a cinque punte all’interno di un cerchio e il nome di Satana) sono frutto di una bravata di alcuni ragazzi che cercano attenzione.

«Atteggiamenti teppisti – sottolinea il pedagogista – che si possono trovare anche sugli altri muri di via per il Poggio Secco, anche se l’unico caso di simboli satanici è questo che ho segnalato. Le altre frasi sono di diverso genere. Ma le scritte sui muri prima di essere cancellate vanno lette – spiega Rospigliosi - Si tratta di un disagio che si manifesta deturpando un bene comune. E’ vero che buona parte di queste zone è privata – prosegue – ma è altresì vero che la strada è utilizzata non solo dai residenti ma anche da quanti vengono qui per passeggiare o fare giri in bici. Non possiamo gestire noi quello che è pubblico. E per fortuna che i residenti hanno coltivazioni di ulivi altrimenti sarebbe una foresta. La strada non ha marciapiede e chi transita di qui in macchina ama premere il piede sull’acceleratore mettendo a serio rischio quanti passeggiano, per non parlare di chi in tarda serata percorre la via contromano».

E’ parecchio amareggiato Roberto Rospigliosi nel vedere la parte di città dove abita abbandonata. «Ha senso creare nuovi luoghi per lo sport – si domanda - quando quelli che ci sono vengono completamente abbandonati? Sono convinto che da parte dell’amministrazione comunale ci debba essere un’azione di tipo pedagogica e politica». E il suo è un lamento che si estende non solo a dove vive ma anche ad altre parti della città: «Vanno prese azioni concrete e trovate le soluzioni – termina - Come la questione eroinomani. Non si possono spostare da una parte all’altra di Prato. Così il problema non si risolve».

Azelio Biagioni

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