Proteste
“Perennius” e il declino del tempo
Un lettore segnala il curioso contesto dove è stata collocata l’opera d’arte
PRATO. Come spesso accade situazioni provvisorie diventano croniche. E’ il caso della scultura “Exegi monumentum aere perennius” di Anne e Patrick Poirier (la colonna spezzata) esposta sul prato del Centro Pecci fino a quando non sono cominciati i lavori per l’ampliamento. L’opera è stata trasferita in un prato nel viale Montegrappa dove giace ormai da tempo. Un nostro lettore, Ferdinando Meoni, è rimasto abbastanza colpito dal fatto che l’opera d’arte sia finita in un contesto degradato dove finiscono anche scheletri di ciclomotori. «Se l'autore di Perennius - sostiene Meoni - avesse saputo che la sua pessimistica visione del mondo sarebbe stata perfettamente corrispondente ed ergonomicamente contenitrice una delle sue opere più importanti, avrebbe mai accettato di donarla ad una città che al contrario avrebbe dovuto tenerla nel prato antistante un importante museo? Già. Perché il senso di quell'opera è questo. Ricapitolando ha senso porre un 'opera all'attenzione generale, e qui non si tratta di un quadro poco voluminoso, decontestualizzandola da ciò che si vuol rappresentare nella sostanza più vera? Dico che quasi mai un’opera rappresenta, se non una realtà generale, almeno il sito che la ospita. Un sito spontaneo. Un sito vero che mostra il declino del tempo. Non costruito appositamente. Dunque un prato con recinzione semicadente dove una volta fungeva da parcheggio dei tir antistante una delle fabbriche più conosciute della città, quella dei fratelli Franchi. Erbacce ricresciute negli interstizi dell'asfalto. Oltre la strada, il telaio di una vespa, spogliata, su un'aiuola, chiede come il corpo di un cadavere in putrefazione, disteso lì da un mese, di essere almeno rimosso. E tanto vuoto. Vuoto intorno. Vuoto nello spirito. Sullo sfondo Perennius - conclude Meoni -, luccicante e contorto vive, della sua massima rappresentazione e potenza, la nostra deriva».
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